Deliranti e intollerabili i commenti degli sconfitti al referendum

 

Da una parte sono stati uno spasso, dall’altra sono stati patetici, con qualche insulto vergognoso. Hanno avuto tante sfaccettature, questa mattina, i commenti di quell’esercito di giornalisti (nel senso che sono iscritti all’Albo) che per settimane hanno, con intensità progressiva, cercato di convincere i cittadini a votare per il sì, raccontando degli effetti che la riforma avrebbe avuto sui problemi della giustizia. Intervistando chicchessia pur che alla fine dicesse di votare sì. Una ridicola e inutile raccolta di figurine. Il referendum sarebbe passato senza problemi se, come ho già avuto modo di dire, Giorgia Meloni si fosse presentata in tv, appena la riforma era stata approvata, e, rivolgendosi ai cittadini, avesse detto: io e il governo abbiamo pensato che fosse necessaria una riforma sulla magistratura, che ora, secondo gli impegni preelettorali, abbiamo approvato. Siccome sarà sottoposta a referendum vi invito a votarla, perché, tutti noi della maggioranza, pensiamo sia utile a tutti, se, però, vi sembra che non sia così, votate pure no, senza problemi, e noi ne prenderemo atto. E la campagna referendaria, per la maggioranza, poteva, e doveva, finire lì. Invece si sono forzati i tempi, incattivito e avvelenato il confronto, aggravato dalla presenza di giornalisti, e non, faziosi e aggressivi. Si è pensato di dire che se passa la riforma non ci saranno più casi come Garlasco o Enzo Tortora, o bambini sottratti ai genitori, e con il no saranno liberati stupratori, pedofili, spacciatori, etc. Era ed è, macroscopicamente, evidente che si tratta di sciocchezze, un autogol dietro l’altro; cose inverosimili che hanno insospettito, come quando Giorgia Meloni è andata a Pulp Podcast, il programma su YouTube condotto da Fedez e Mr. Marra, immaginando, e pensando, di convincere i giovani a votare sì, e, invece, proprio i giovani sono stati quelli che, con la maggiore percentuale, hanno votato no. La gente non ha creduto ai tanti miracoli raccontati, e così, pur senza capire quasi nulla della riforma, è sorto il dubbio che dietro la legge ci fosse qualcosa di profondamente diverso, importante e misterioso, perché questa acredine, questa rabbia, questi insulti, erano del tutto ingiustificati. Ma, dicevamo, dei commenti di oggi. Tra questi poveracci che si sono dovuti inventare ancora più idiozie per giustificare e spiegare la sconfitta, ce n’è uno che ha proprio esagerato. Mario Sechi, direttore di Libero, ha avuto il coraggio di scrivere “a forza di menzogne vince il fronte del No, che sfonda soprattutto tra i ceti improduttivi del Meridione “. Questi “ceti improduttivi” vanno bene quando, come in Calabria, votano, alla Regione, Roberto Occhiuto di Forza Italia, non vanno bene quando votano al referendum contro la legge di riforma. Ma, poi, vorrei chiedere se lui, Mario Sechi, che vive, con il suo giornale, prendendo come finanziamento dallo Stato 5.407.119,97 euro l’anno, una somma enorme sottratta agli investimenti nella sanità, fa parte dei ceti produttivi o improduttivi di questo Paese. Io penso che sia più improduttivo, e costoso, lui, che, poi, della libertà di stampa si serve per insultare, di quei poveri e miserabili calabresi che prendono sussidi e pensioni da fame per sopravvivere.

Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com – Agenzia Stampa Italia


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