Il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro e la bistecca avvelenata
Naturalmente
bisogna dare tutto il tempo al sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro
Delle Vedove, di spiegare prima che al Parlamento, all’opinione pubblica in
generale e ai suoi elettori in particolare, quelle conoscenze e quegli affari
che se non sono veri e propri reati, sembrano, almeno, comportamenti inopportuni
e imbarazzanti. Anche sorprendenti, se commessi da un uomo delle istituzioni
che, oltre a difendere la Giustizia, combatte energicamente la mafia, come ci
ha garantito la presidente del consiglio, Giorgia Meloni, sorpresa anche lei da
queste notizie, parse, ovviamente, “ad orologeria”, cioè fatte uscire in questo
momento di urne aperte per votare, domenica e lunedì, pro o contro, la legge costituzionale
che riforma sette articoli della Costituzione che riguardano la magistratura. Che
cosa è successo? E’ successo che a Biella, nel dicembre 2024, davanti ad un
notaio, alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, il sottosegretario alla
Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove, la vicepresidente della Regione
Piemonte, Elena Chiorino, il consigliere regionale, Davide Eugenio Zappalà,
l’assessore ai lavori pubblici, Cristiano Franceschini, l’imprenditrice di Biella,
Donatella Pelle e la diciottenne Miriam Caroccia di Roma, cui verrà affidata l’amministrazione
della società, con quote diverse, e con
un capitale sociale di 10.000 euro, hanno costituito “ Le 5 Forchette srl”. Una
società per gestire alcuni ristoranti, tra cui “Bisteccheria d’Italia”, che ha
nel logo la bistecca su campo tricolore, in via Tuscolana, a Roma. Non ci
sarebbe nulla da eccepire se non fosse per il particolare, che, però, non
sembra del tutto secondario, che Miriam è la figlia di Mauro Caroccia che è già
stato indagato nell’inchiesta “Affari di famiglia” e ora condannato per
intestazione fittizia di beni, aggravata dal metodo mafioso, perché, secondo i
magistrati, avrebbe agevolato il clan del boss Michele Senese. Ma ad Andrea
Delmastro, nonostante sia un combattente contro la mafia, gli sfuggono queste
notizie, peraltro riportate da tutti i social, e per molto tempo è un
frequentatore della “bisteccheria” di Mauro Caroccia, come dimostrano le foto
riportate in questi giorni su tutti i quotidiani, e lì, peraltro, convoglia,
per pranzi e cene, esponenti del ministero della Giustizia e
dell’Amministrazione penitenziaria, di cui ha la delega. La sorpresa, un vero
fulmine a ciel sereno, avviene a febbraio quando Mauro Caroccia ha la conferma,
dalla Cassazione, della condanna in via definitiva e viene arrestato, solo allora
Delmastro scopre chi è Mauro Caroccia, e, otto giorni dopo, il 27 febbraio,
regala le sue quote societarie, come peraltro fanno tutti gli altri politici, tanto
che ora Miriam Caroccia è unica proprietaria. Le opposizioni hanno chiesto le
immediate dimissioni di Delmastro, anche perché il sottosegretario è già stato
condannato a otto mesi, in primo grado, per rivelazione del segreto d’ufficio, ma
Giorgia Meloni, di cui il sottosegretario è un fedelissimo, ha risposto,
indignata: “Quello che si può dire al sottosegretario Delmastro è che forse (sic)
avrebbe dovuto essere più accorto, ma da questo a segnalare che il
sottosegretario, che sta sotto scorta per il suo lavoro contro la criminalità
organizzata, abbia una contiguità con la criminalità ce ne passa”. Però,
soprattutto in Calabria e Sicilia, se un sindaco o un assessore comunale, senza
commettere reati, dovesse fare questo genere di affari o tenere questo tipo di
frequentazioni, seppure da patetico e pietoso sprovveduto, porterebbe
all’inevitabile e immediato scioglimento del consiglio comunale.
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
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