Anche il popolo silenzioso si sveglia e boccia nettamente la riforma della magistratura (53,74 %)

 

Meno male che sia finita così, con la bocciatura della legge che modificava sette articoli della Costituzione. Meno male per tante ragioni. La prima, ovviamente, è perché, come abbiamo scritto tante volte, era una legge che non serviva a sanare i due problemi della giustizia, quelli che maggiormente interessano i cittadini, e cioè le lungaggini e gli errori dei magistrati. Se si vuole veramente provare a risolverli si può fare cominciando   con l’aumentare il numero dei magistrati, dei cancellieri e del personale amministrativo che serve per completare gli organici. Il personale, in molti (forse in tutti) distretti giudiziari è insufficiente per far fronte al carico di lavoro quotidiano, che si somma ad un enorme arretrato difficile da smaltire, si arriva a carenze del 30%, sfiorando picchi del 40%. Da qui le lungaggini che oltre ad aggravare enormemente le conseguenze degli eventuali errori, pesano sul bilancio dello Stato perché consentono, alle parti in causa, di chiedere un risarcimento al ministero della Giustizia. Certamente più difficile, forse impossibile, è, invece, evitare del tutto gli errori, però si deve pretendere una selezione più accorta dei magistrati, che dovrebbero essere capaci, attenti, umili, responsabili.  Questi, in verità, dovrebbero essere quattro prerequisiti che dovrebbero possedere tutti coloro che intendono indossare la toga. La vittoria del no, poi, è servita anche ad evitare altri mesi di conflitti e polemiche per la stesura dei decreti attuativi, che sarebbero stati necessari per applicare la riforma. Per quanto riguarda il merito della bocciatura, sorprendente (nelle dimensioni), netta e indiscutibile, c’è da rilevare che si trattava di una legge costituzionale, nata con un vizio originario grave, perché è stata concepita dal Governo, presentata e votata due volte alla Camera e due volte al Senato, ma come testo blindato, senza che nessun parlamentare, né della maggioranza né dell’opposizione, ci potesse mettere becco, un evidente e macroscopico vulnus dal punto di vista costituzionale, considerando che il potere legislativo spetta al Parlamento. Un senatore di Fratelli d’Italia, oggi, in tv, ha spiegato il perché “era un testo fatto bene, perché bisognava cambiarlo?”. Intanto perché poteva essere migliorato, e il risultato, probabilmente, sarebbe stato diverso, e poi perché la competenza non era del Governo. Un dettaglio che gli era sfuggito. L’affluenza, quasi del 60%, ha dimostrato che l’irritazione dei cittadini è stato a livello elevato, anche il popolo bue, destinato a sopportare sempre tutto, in silenzio, non ce l’ha fatta, non ce l’ha fatta a resistere alle troppe menzogne, alla sfida, arrogante, all’intelligenza dei cittadini. Prendiamo un esempio, uno solo: quello tirato in ballo un’infinità di volte in questa campagna referendaria: “Se viene approvata la riforma, cioè se prevale il sì, non ci saranno più casi di malagiustizia come è successo ad Enzo Tortora”. Un caso che non c’entrava assolutamente nulla con la riforma, un falso clamoroso, perché la vicenda giudiziaria di Enzo Tortora, che conoscono in tanti, riguarda, l’incapacità, la leggerezza, la superficialità, la presunzione, di alcuni magistrati (pm e giudici). La seconda ragione, per non citarlo a sproposito, è che, seppure dopo un calvario, si sono trovati i giudici capaci di risolvere la questione e far prevale la giustizia. Un esempio, quindi, del tutto estraneo alla riforma. Allora, se non c’entrava nulla, perché richiamarlo sempre? Un boomerang, perché significava che non avevano altre motivazioni, ma in questo modo molti si sono accorti che si trattava di un vero e proprio imbroglio, e il popolo, che vive tra tanti intollerabili disagi, non tollera più di essere preso in giro, e si è reso conto che era arrivato il momento di ribellarsi, come hanno dimostrato i milioni di elettori che da tempo non andavano più a votare e che, invece, sono tornati alle urne per manifestare il proprio dissenso. Hanno votato no, non tanto e non solo alla riforma - e di questo è bene che Giorgia Meloni ne prenda diligentemente nota prima che sia troppo tardi - anche a questo modo, sgangherato e menzognero, di fare politica.

Fortunato Vinciwww.lidealiberale.com – Agenzia Stampa Italia


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