I tre capolavori di Carlo Nordio, ministro della Giustizia

 

Non so a voi, ma a me Carlo Nordio, il ministro della Giustizia, sembra come un professore di italiano che, dopo aver insegnato tanti anni al liceo classico, quando scrive commette un’infinità di errori di grammatica. Tante volte, infatti, mi sono chiesto che lavoro abbia fatto prima di diventare ministro. Da una ricerca su Wikipedia risulta che non è stato né elettricista né il muratore, e nemmeno idraulico, come si potrebbe pensare, con tutto il rispetto per questi mestieri eccellenti, no, ha fatto il magistrato, veramente, per 40 anni. Anche se quando parla e quando mette mano alle riforme dia l’impressione di essere uno sprovveduto. Immagino sia stato una sorpresa, oltre, naturalmente, per gli uomini di legge, pure per Giorgia Meloni. Tre leggi, in particolare, sembrano autentici capolavori. La prima è la riforma della magistratura appena bocciata dal referendum, si è già scritto molto ed è inutile ripetere. Il ministro si è preso tutte le colpe, pure politiche, e gli va dato atto della lealtà, solo che poi è inciampato in un delle sue tante mitiche contraddizioni: uno che commette un errore così clamoroso, come ha fatto con la legge costituzionale, come minimo deve dare subito le dimissioni, invece dice sorpreso: “Perché mai dovrei dimettermi? Ho tante altre cose da fare”. Ancora? Magnifico. La seconda cantonata è stata l’abolizione del reato di abuso d’ufficio. Anche questa è una “creatura” di Nordio. Ho scritto tanti articoli su questo scempio del diritto, perché mi sembrava un errore clamoroso, nel senso che i soprusi e le ingiustizie, ovviamente, continuavano ad esserci, ma mancava la norma che li proibiva, così che era rimasto l’abuso, ma per il vuoto normativo, diventava, con un sorprendente bisticcio logico e giuridico, consentito, quindi legittimo. Tante persone, già condannate, sono state poi assolte perché l’abuso d’ufficio non era più considerato reato, mentre c’è stata l’archiviazione di tutti i procedimenti ancora in itinere. Una valanga assolutoria indecente, mai successa. Ora, il Parlamento Ue ha imposto a tutti i Paesi membri di punire, e di considerare reato, nell’ambito nella nuova direttiva anticorruzione, l’abuso d’ufficio. Nordio, che ha voluto a tutti i costi abolirlo, adesso lo dovrà rimettere, se non obbligatoriamente con questo nome, comunque reintrodurre, come reato, almeno due fattispecie, tra le più gravi nell’ambito dell’abuso d’ufficio. La decisione in Europa è stata presa con i voti della destra italiana che l’aveva abolito, cosa che appare non un semplice dettaglio. Quando si pensa di fare le riforme è necessario anche capire quali possono essere gli effetti. Ecco le conseguenze di un’altra idea disastrosa di Nordio, che arriveranno, ad agosto, con l’entrata in vigore della norma che attribuisce, a un giudice collegiale, la decisione sull’adozione della custodia cautelare in carcere. “Questa disposizione – ha detto, in una intervista al Foglio, il procuratore di Messina, Antonio D’Amato, presidente di (Mi) Magistratura indipendente, la corrente moderata più forte nell’Anm - ha indubbie ricadute sugli assetti organizzative dei 140 tribunali italiani, una dozzina dei quali sono microtribunali con meno di dieci magistrati, è di intuitiva evidenza la paralisi che si determinerà negli uffici di medie e piccole dimensioni”. Così sarà difficile, se non proprio impossibile, in alcune situazioni, pure arrestare, o il provvedimento avverrà con tempi così lunghi da renderlo del tutto inutile. Carlo Nordio ha detto che il prossimo anno si vorrà dedicare ai suoi hobby preferiti, non sarebbe meglio, per il Paese e la Meloni, che ci vada subito?

Fortunato Vinci – www.lideliberale.com – Agenzia Stampa Italia

 


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