Il messaggio del popolo del no e le pulizie (parziali) di Giorgia Meloni

 

Le prime mosse danno l’impressione che Giorgia Meloni abbia capito, seppure in parte, che i quasi 14 milioni e mezzo di italiani che sono andati alle urne per dire no alla legge di riforma della magistratura, oltre, ovviamente, al dissenso per la riforma, hanno voluto mandare un messaggio forte e chiaro, infarcito di tante altre cose. Sì, ci sarà pure stato la convinzione che la Costituzione non si manda in frantumi come stavano cercando di fare, c’è però, soprattutto, da considerare che la gente non tollera più questo modo arrogante di fare politica, trascurando i bisogni dei cittadini, e quando capita - cioè spesso - prenderli pure in giro. Qualcuno, qualche giorno fa, ha pubblicato un lungo elenco di promesse non mantenute: dalla pressione fiscale alle bollette di luce e gas alle stelle, dalle accise alla sanità. La maggioranza di quelli che sono andati a votare hanno pensato a questo, più che alla riforma. Quel no contiene un giudizio sul governo, ed è negativo. Meloni non si faccia ingannare da quei lecchini, pure scadenti, che ha tra i piedi, e che, nei talk show, la elogiano in maniera spudoratamente servile. E i sondaggi li guardi con la dovuta attenzione, perché, è vero, che danno, ogni volta, il consenso a Fratelli d’Italia, intorno al 29%, ma c’è pure - e non capisco come possa sfuggire ad una analisi attenta -  un altro 30% di elettori che “non si esprime”. Si tratta di una valanga, pronta a scendere a valle e travolgere tutto e tutti. Come ha fatto con il referendum. Giorgia Meloni ne prenda atto, con sano e saggio pragmatismo. Non è vero, come vogliono far credere, che le prossime elezioni politiche, nel 2027, le abbia già vinte il centrosinistra. È vero, invece, che Meloni e la sua maggioranza si giocano tutto in questi ultimi mesi. Non ho alcun titolo per dare consigli, ma se, senza voler essere impertinente, posso, vorrei darne due. D’ora in poi sia sincera, dica sempre la verità: se alcune cose non si possono fare è inutile illudere, prima o poi si arriva al nodo, e la gente si sente umiliata e ingannata, cosa che, in una situazione difficile come questa, non si può più sopportare. Grossi problemi ci sono, è indubbio, anche sul piano internazionale, dove la Meloni cerca di tessere ragnatele diplomatiche, ma con evidenti, grosse difficoltà, soprattutto nel gestire il rapporto con Donald Trump. Ebbene, vada in Parlamento e dica qual è veramente la situazione, non si può fare logorare dall’opposizione per non voler prendere decisioni. Dica con chiarezza che non ci si può mettere, per un’infinità di ragioni, contro gli Stati Uniti d’America, non lo può fare l’Italia, non lo può fare l’Europa. Certo, Trump è un alleato difficile, ma è, bene o male, un alleato dell’Occidente; gli avversari, se non proprio nemici, sono la Russia e la Cina. E la situazione è resa ancora più difficile dalla mancanza dell’Europa, divisa e frammentata. Così, qualsiasi decisione va attentamente esaminata con estremo senso di responsabilità, e presa con sagacia diplomatica. Dica tutto questo al Parlamento. E, aggiunga, che è da irresponsabili fare pressing, le persone serie non potranno che apprezzare. La seconda “raccomandazione” è l’umiltà. Finora è mancata del tutto. Le cose da fare diventano sempre sfide, e danno l’impressione, anche quando non lo sono, di arroganza e prepotenza. È un modo di governare inaccettabile. Ora, in agenda, ci sono provvedimenti delicati: dalla legge elettorale, sciaguratamente concepita senza preferenze, all’autonomia differenziata, sono bombe, potenzialmente, assai pericolose, le deve saper maneggiare con cura. E tenga presente anche quello che dice Edoardo Rixi, viceministro della Lega: “Non si vincono le elezioni cambiando la legge elettorale, altrimenti la gente non si fida più. Se vuoi vincere taglia le tasse”. Già. È bene pensare ai bisogni dei cittadini, ai milioni di italiani che non si possono curare e a quelli che soffrono nel fare la spesa. Stanno tutti ammucchiati in quella valanga. È questa la lezione severa che arriva dalle urne del referendum, se Meloni non la capisce è la fine.

Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com – Agenzia Stampa Italia

    


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