La patetica raccolta delle figurine per il referendum

 

Ci sono alcuni quotidiani che da tempo ormai, ogni giorno, in vista del referendum del 22 e 23 marzo, per l’approvazione o meno della legge sulla riforma della magistratura, stanno facendo una raccolta, patetica e penosa, delle figurine di chi è favorevole alla riforma. Sistematicamente, ogni giorno, in prima pagina, compare l’immagine di qualcuno, più o meno conosciuto, meglio se magistrato, che ha detto sì e che quindi, con quel prezioso monosillabo, ha conquistato il diritto alla foto e alla prima pagina. Hanno cominciato, un mese fa, riscoprendo il mitico ex, Antonio Di Pietro, stella di prime grandezza tra i pm di Tangentopoli, ed hanno proseguito. Cosa pensano importa poco, come argomentano ancora meno, l’importante è il sì. Li hanno scovati in tutta Italia, dal Nord al Sud passando per il Centro. Ce l’hanno in fila d’attesa, come all’Asl, e fino all’ultimo giorno continueranno così. Ogni giorno uno, divertitevi a leggere quello che dicono: sarebbe uno spasso se la questione non fosse piuttosto seria, ma, come al solito, diventa tutto semplice e banale. Le penne, intendo gli opinionisti di livello, quelli sono impegnati sulla sostanza, ed è altro spasso. L’ultima, di questa mattina, è che” la riforma è per la terzietà del giudice”. Si vuol far credere che il giudice è come il pm, decide e si fa condizionare dal pm, sol perché sono, entrambi, nello stesso Ordine. Dividendo gli Ordini avviene il miracolo. Un falso macroscopico, riproposto in maniera ossessiva. A parte le smentite di uomini di legge (vedi dichiarazioni avvocato Coppi), lo dimostra il fatto, in maniera, mi pare, inconfutabile, che le sentenze, molto spesso, sono difformi dalle richieste dei pm. Se così non fosse non ci sarebbero, ovviamente, nemmeno i casi Tortora (che viene sempre richiamato a sproposito) e tutti coloro che sono stati assolti, nonostante le accuse e le richieste di condanna dei pm. I problemi sono gli errori e le lungaggini. Due piaghe che non vengono affatto toccate e, quindi, risolte dalla inutile riforma. 

Fortunato Vinciwww.lidealiberale.comAgenzia Stampa Italia


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