Dai tabacchi ai giochi pericolosi, lo Stato venditore e biscazziere spregiudicato
Apparentemente
sembra una, seppure orrenda, partita di giro: da una parte arrivano i soldi e
dall’altra si spendono, in parte, per curare i malati. Mi riferisco
all’orribile business dei tabacchi: lo Stato vende questi prodotti pur sapendo
che provocano tumori e altre malattie, tanto che lo fa scrivere sui pacchetti,
ma li vende lo stesso, poi questi introiti servono per finanziare gli ospedali
e (cercare di) curare i malati. Può apparire, come dicevo, una partita di giro,
ma, purtroppo, non è affatto così, non può essere così, perché in mezzo ci sono
milioni di ammalati con le loro famiglie che soffrono e lottano fino alle
estreme conseguenze. Uno scenario indecente, vergognoso, assurdo. Con
l’aggiunta del falso perbenismo quando viene prescritto il divieto di
acquistare tabacchi ai minorenni pur sapendo che non potrà mai essere
rispettato; forse, lo farà, ogni tanto, qualche coscienzioso e diligente
tabaccaio, ma fuori dal negozio c’è, quasi sempre, la macchinetta automatica
che, ovviamente, può essere usata da tutti, notte e giorno; che divieto è?
Semmai è l’ipocrisia ai massimi, soliti, indecenti livelli. Non meno gravi sono
le conseguenze che possono provocare i giochi, quando da innocenti passatempi,
si trasformano in giochi d’azzardo. Nell’illusione di poter diventare
milionario puntando qualche euro. Anche in questo caso si pensa, con altrettanta
finzione, di essere nel giusto pubblicando l’invito alla moderazione e imporre
il solito, inutile divieto ai minorenni, quando si sa che tutti possono giocare
pure online. I dati sono impressionanti: la febbre del gioco d’azzardo
coinvolge 20,7 milioni di italiani, quasi la metà dei maggiorenni e le spese
per il gioco lievitano anno dopo anno: dagli 80 miliardi del 2020 si è arrivati
ai 157 miliardi del 2024. Anche i giovanissimi sono in qualche modo coinvolti.
Il 37% dei ragazzi e delle ragazze, fra i 14 i 19 anni, nel 2023 ha partecipato
ai giochi di azzardo o di fortuna, e due su tre, il 64%, prediligono, appunto,
l’online. Statistiche che si riferiscono ai giochi pubblici regolamentati e
autorizzati dallo Stato, e non alla galassia sommersa di quelli illegali. Intanto
gli ammalati di ludopatia (gioco d’azzardo patologico) crescono a macchia
d’olio e rovinano sé stessi e le famiglie, sono coloro, secondo la definizione
del ministero della Salute, con “l’incapacità di resistere all’impulso di
giocare d’azzardo e di fare scommesse, pur sapendo che possa portare a gravi
conseguenze”. Le “gravi conseguenze”, evidentemente, sono, dunque, a conoscenza
anche del ministero, eppure è proprio lo Stato il maggiore, e peggiore,
biscazziere. Cosa inconcepibile, di una gravità inaudita, pensando che c’è (ci
sarebbe) da rispettare anche l’art.32 della Costituzione: “La Repubblica tutela
la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della
collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. L’ultima novità è un
nuovo gioco, Win for Italia Team, che ricorda la mitica schedina del
Totocalcio, presentato dal governo qualche settimana fa, cercando di
giustificare e nobilitare la decisione con il fatto che il 26,5% del ricavato
andrà al Coni (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) per finanziare nuovi
progetti olimpici e attività sportive di alto livello. Esulta il presidente del
Coni, Luciano Buonfiglio “un risultato incredibile, una benedizione che conferma
l’impegno del governo a sostegno dello sport”. Netta la contrarietà del mondo
delle associazioni, con la Caritas Italiana che esprime forte preoccupazione “in
quanto la finalità dichiarata di promuovere e rilanciare la pratica sportiva
non può giustificare l’estensione della pratica di azzardo che, nei territori e
nelle comunità, produce conseguenze sociali rilevanti e spesso drammatiche”.
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
Bravo Fortunato!
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