Le tesi ardite di Carlo Nordio, ministro della Giustizia, che critica il trojan e il Parlamento "semi-giacobino"
Ho
già avuto occasione di chiedermi, incuriosito, cosa avesse fatto Carlo Nordio
prima di diventare ministro della Giustizia nel governo di Giorgia Meloni. Le
carte, intendo Wikipedia, dicono che è stato magistrato per 40 anni, procuratore
aggiunto a Venezia. La domanda era indotta dal fatto di aver visto Nordio nei
panni di guardasigilli, sin dai primi giorni, muoversi tra i codici come nu puricinu ‘nta stuppa, come si dice
dalle mie parti, in Calabria o come dice il Manzoni, pulcin nella stoppa. E ancora capita spesso di avere questa
impressione quando il ministro esprime le sue tesi ardite. Oggi mi ha molto
sorpreso quello che ha detto il ministro, riportato dal Corriere della Sera e da il
Fatto Quotidiano, a proposito dell’uso del trojan, il noto dispositivo tecnologico attraverso il quale i pm
cercano di trovare notizie utili, durante le indagini, sui soggetti sospettati
di aver commesso reati. È un modo piuttosto efficace per individuare i
delinquenti e reprimere il crimine. Ma il ministro non è convinto che si debba
usare sempre, anzi, sarebbe meglio mai, infatti dice: “Stiamo lavorando per
ridurre, se non per eliminare, questa vergogna”. È stato - dice Nordio - “il delirio
moralistico di un Parlamento semi-giacobino “a estendere l’uso del trojan alle tangenti, “con il risultato
che oggi, se un pm ravvisa l’ipotesi anche di una modestissima mazzetta, può
usare questo meccanismo diabolico”. Se le cose stanno così, la questione si
ingarbuglia. Perché se Nordio dovesse intervenire ancora con qualche
innovazione normativa, come peraltro dice di voler fare, i compiti dei pm diventeranno
ancora più difficili e complicati, considerando che il pm, prima di tutto, dovrebbe
capire se sta indagando qualcuno per una mazzetta, e poi stabilire l’ammontare:
notevole, modesto o modestissimo. Qui sta il busillis: come si calcola? Ma
soprattutto come fa il magistrato a saperlo prima di usare il trojan? Perché sembra di capire che se la
mazzetta è modestissima non si debba usare quello “strumento diabolico
vergognoso”, quindi, non bisogna cercare di scoprire e perseguire il
responsabile: di fatto, è come se non fosse più reato. Come l’abuso d’ufficio,
cancellato pure questo? E per le mafie, che in genere le mazzette le pretendono
periodicamente, il calcolo va fatto tenendo conto dei versamenti singoli,
mensili o quelli annuali? Ma Nordio - glielo ha mai chiesto la Meloni - a quale
giustizia si ispira? A quella “nuova”, come scrive nel titolo del libro, tutta
sua.
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
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