Mercosur, il trattato della discordia. Fatto, intanto, l'accordo Europa-India
Molti
fanno fatica a capire come mai il Parlamento europeo si sia diviso al suo
interno ed abbia approvato, con una maggioranza risicata, una risoluzione che
porta ad un rinvio del Mercosur, chiedendo un’opinione preliminare alla Corte
di giustizia europea sulla compatibilità con i trattati Ue. Ora c’è stata una
sospensione, ma ancora non sono pronti nemmeno i paesi d’oltre Oceano. Il
Mercosur è il trattato per il libero scambio dei prodotti dell’Ue con quelli
dei paesi dell’America latina. Un mercato che consente di ottenere notevoli
vantaggi nel promuovere il nostro export sia di offrire un’alternativa alle
esportazioni negli Stati Uniti d’America dove i dazi a gogò, avanti e indietro,
imposti da Donald Trump, provocano incertezza e procurano danni. L’interscambio,
che è alla base di questo accordo, rappresenta una grande opportunità di
sviluppo, come sostiene la Confindustria, e che vale, per l’Italia, 14 miliardi
di euro. Contro, però, si sono espressi Francia, Polonia, Irlanda, Ungheria e
Austria, mentre il Belgio si è astenuto. L’Italia ha votato a favore, anche se
non sono affatto d’accordo la Confagricoltura, la Coldiretti e la
Cia-Agricoltori e tutti gli agricoltori europei che hanno protestato piuttosto
energicamente, come si è visto, sia a Bruxelles che a Strasburgo. Emanuele
Orsini, presidente della Confindustria, favorevole all’accordo, dice, come riporta
il suo organo di informazione, Il Sole 24
Ore, che “bisogna mettere gli interessi generali del Paese davanti agli
interessi propri, e non avere paura di essere competitivi nel mondo”. Opinione discutibile
che, peraltro, viene dal pulpito meno indicato: basti pensare a quanti milioni
di cassintegrati dell’industria sono a carico della finanza pubblica, cioè di
tutti noi. Nello specifico, il commento, poi, è del tutto fuori luogo. Qui si
tratta di un accordo mediante il quale, senza barriere tariffarie, si favorisce
il libero scambio tra l’Europa e i paesi del sud America: Brasile, Argentina, Paraguay
e Uruguay con 260 milioni di abitanti. L’export dell’Europa riguarda chimica,
prodotti farmaceutici, macchinari, autoveicoli, moda, vino e formaggi
d’eccellenza. In cambio, dal Sud America, arriveranno frumento, mais, patate,
pomodori, peperoni, carne. Tutto l’agroalimentare a fare concorrenza alle
produzioni italiane, non solo con beni prodotti a costi nettamente inferiori,
anche senza l’obbligo di rispettare i divieti, per la salute e l’ambiente, che
ci sono in Europa, imposti dai regolamenti comunitari. Certamente, tutta
un’altra qualità dal punto di vista salutistico, ma sui banconi non basta il
marchio italiano; i clienti che non sono in condizione di poter spendere troppo,
come peraltro hanno sempre fatto, meglio: sono stati sempre costretti a fare,
sceglieranno il prodotto con prezzo minore. In queste condizioni è evidente che
l’agricoltura europea, come quella italiana, non può avere futuro. È in gioco,
come si capisce facilmente dalla rabbia mostrata da tutti gli agricoltori
europei, la sopravvivenza del settore agricolo, che ha un valore complessivo di
564,7 miliardi, di cui 71,8 miliardi prodotti in Italia. Fattori importanti di
cui bisognerà, comunque, tenere conto. Oggi, intanto - è l’effetto Trump - dopo
venti anni di trattative è stato firmato l’accordo (con poca agricoltura)
dell’Europa con l’India, interessa 2 miliardi di consumatori e un valore di
scambio di oltre 200 miliardi di euro.
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
Grazie per come lo hai spiegato bene e finalmente ho capito di cosa si tratta e soprattutto quali sono le preoccupazioni dei Paesi che sono contrari
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