La delega costosa della Regione Umbria e gli errori sgradevoli e incomprensibili

 

La Regione Umbria, come si sa, ha delegato, per la gestione del bollo auto, l’Aci. Forse lo fanno altre Regioni.  Il servizio, come si può facilmente immaginare, non è gratuito. E la cosa è molto strana, perché è impossibile credere che tra migliaia di dipendenti regionali non ci sia la possibilità di dare l’incarico a qualcuno, già stipendiato, di svolgere, dall’interno, direttamente, questo servizio. Perché affidare a terzi, pagando, un servizio che si può fare direttamente? Ora, peraltro, molto facilitato dagli archivi informatici.  Dovrebbe essere una regola rigida, da rispettare diligentemente, e sempre, quella di valutare attentamente la convenienza, nel rapporto costi benefici, quando si tratta di gestire il denaro pubblico. In questo caso mi pare che i costi siano superiori ai benefici, che, appare abbastanza evidente, ci siano, ma solo per l’Automobile Club. Capita, pure, che venga commesso qualche errore, e questo è davvero molto grave. Riportiamo un fatto concreto, al fine di evitare inutili sospetti e sgradevoli equivoci. Qualche settimana fa è arrivata una lettera dell’Aci, per conto della Regione Umbria, nella quale c’è scritto che per l’autovettura indicata con la relativa targa, non è stato pagato il bollo dal 1 gennaio al 31 dicembre 2019. Una cartella “scongelata”, che rappresenta anche uno strappo alla normativa per l’emergenza Covid-19. Il proprietario, ancora in vita, si è ricordato che il bollo lo aveva regolarmente pagato ed è in possesso della documentazione.  C’è anche un particolare che rende la questione sconcertante: l’automobile, nel mese di febbraio del 2019, è stata ceduta ad un concessionario per l’acquisto di una nuova vettura. In quella occasione, il concessionario ha anche preteso, da parte dell’Aci, una dichiarazione che il bollo fosse stato regolarmente pagato. Il proprietario quindi ha due documenti che comprovano il regolare pagamento della tassa: la ricevuta del bollo e la dichiarazione dell’Aci, peraltro lo steso ufficio che ora, con la lettera sopra citata, dichiara che il bollo, invece, non risulta pagato. L’archivio, per attingere le informazioni, è sempre lo stesso, come sia possibile sbagliare? La cosa è più grave di quanto sembri. Perché cosa sarebbe successo se il proprietario, per un’infinità di ragioni, non fosse stato in grado di dimostrare il pagamento? Se il proprietario fosse morto e gli eredi non fossero stati in grado di trovare le ricevute? Il pagamento non solo sarebbe avvenuto una seconda volta, sarebbe stato pure maggiorato di sanzioni ed interessi. È il caso di chiedersi se si sia trattato di un episodio singolo, seppure fastidioso e riprovevole, oltre che inspiegabile, o ci sono stati altri casi? Da parte della Regione Umbria è comunque necessario un attento controllo. L’Aci, negli ultimi decenni, è stato sul punto di essere soppresso più volte. Il governo Prodi nel 2008, il governo Monti nel 2012 e il governo Renzi nel 2016, avevano ripetutamente manifestato questa intenzione perché, sostenevano, aumenta i passaggi burocratici e divora 200 milioni di denaro pubblico, ma poi, come si vede, non si è fatto nulla. La spiegazione l’ha data l’ex ministro Pier Luigi Bersani: “Non gli avvocati o i farmacisti o i commercianti: la lobby più forte è quella dell’Aci”. C’è da credere, se è vero che vince questa mostruosa tenzone tra titani.   

                            Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com – Agenzia Stampa Italia

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