L'Italia senza una saggia politica energetica è sempre sotto scacco

 

La questua prepasquale nei paesi del Golfo di Giorgia Meloni, per cercare forniture di petrolio, è la conseguenza di un Paese sciagurato come il nostro, che non ha mai preso in considerazione, con serietà, impegno e lungimiranza, la politica energetica. Non solo, quando lo ha fatto, a prevalere sono state le ideologie. Non si è mai affidato alla logica, alle tecnologie, al buon senso. Non avere il petrolio è stato sempre dovuto al fatto - in primis - che noi non dovevamo, assolutamente, fare ricerche per vedere se c’è il petrolio nel nostro sottosuolo. In Italia un tema che mai è stato all’ordine del giorno. Perché? Non si sa, e non si è mai capito. O, meglio, si sa e si è capito anche bene: perché dietro ogni decisione ci sono enormi interessi di parte che oscurano e cancellano gli interessi generali. In due settori questo è macroscopicamente e vergognosamente evidente: la sanità e l’energia. Lasciamo stare, almeno per oggi, la sanità, su cui torneremo presto, e vediamo la questione energetica. Se non avessimo avuto la sfortuna di avere, ai vertici dello Stato, dei politici scarsi, il problema, già moltissimi anni fa, sarebbe stato preso nella giusta considerazione e si sarebbero cercate soluzioni a queste periodiche crisi energetiche che mettono in affanno e rischiano di strozzare l’economia, cosa che sta avvenendo ripetutamente negli ultimi anni, dall’invasione della Russia all’Ucraina in poi. In questi giorni, l’ennesima emergenza, aggravata dalle guerre in Medio Oriente. Il petrolio, non è più, come si diceva, l’oro nero, nel mondo moderno è diventato l’ossigeno nero, indispensabile per l’economia di qualsiasi paese. A modo suo, ha semplificato la questione di quest’ultima escalation, Donald Trump “voglio che il petrolio circoli liberamente” che è poi una chiave di lettura di quello che sta succedendo, una crisi che mette seriamente in pericolo la pace nel mondo. I nostri politici non sanno far altro che andare ad elemosinare. Invece, prima, ci sarebbero tante cose da fare per non dipendere dagli altri ed essere sempre, comunque, sotto scacco ad ogni “stormir di frondi”. Allora, che fare? Prima di tutto fare le ricerche se c’è il petrolio nel sottosuolo italiano. Ogni tanto si leggono notizie di investimenti miliardari dell’Eni in mezzo mondo, qualcosa si potrebbe investire qui da noi, per vedere se si può fare qualche pozzo. Subito dopo ci sarebbe il nucleare, che ormai ce l’hanno tanti paesi e poi - hanno spiegato i fisici -  quello di ultima generazione è senza rischi e pericoli. In attesa degli effetti di questa scelta che avrà, comunque, ammesso che si riesca a fare, tempi lunghi, ci sono, da sfruttare al massimo, le energie rinnovabili: l’eolico e, soprattutto, il solare. I pannelli si potrebbero istallare quasi dappertutto, su ogni tetto, con risparmi assai significativi sull’elettricità e sul gas. Basterebbe incentivarli, semplificando, nel contempo, la normativa. Ma i governi vogliono questo? Assolutamente no. Vogliono che società pubbliche e private facciano enormi business che portano anche notevoli introiti alle casse dello Stato, e, forse, non solo allo Stato.  Così, l’Italia, sarà sempre sottomessa, economicamente, agli azzardi e agli eccessi di chi domina il mondo con il petrolio e il gas.   

Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com – Agenzia Stampa Italia  


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