Nel Paese delle meraviglie dove negli incontri privati si decide la politica

 

Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia benestante, come si diceva una volta. Avevamo delle proprietà anche nel paese di origine di mia madre, distante (il paese, ovviamente) una ventina di chilometri, e, ogni tanto, andavamo lì ad incontrare i coloni, ai quali, i miei genitori, davano (con molto garbo e poca competenza) le direttive sulle coltivazioni da fare, e su tutto il resto. Quelle cronache mi sono tornate in mente leggendo sul Corriere della Sera, riportato con la massima naturalezza, in ben due pagine, con titoloni, come fosse una cosa del tutto normale, l’incontro “lunghissimo, quattro ore abbondanti” che è avvenuto, il 10 aprile scorso, a Cologno Monzese, nella sede Mediaset, tra Antonio Tajani, segretario di Forza Italia, ministro degli Esteri e vice premier, e i “fratelli Marina e Pier Silvio Berlusconi, alla presenza di Gianni Letta, storico braccio destro del cavaliere, e Danilo Pellegrino, amministratore delegato di Fininvest, sul futuro di Forza Italia”. E sul “rilancio” che i Berlusconi intendono fare. Su chi lo dovrà fare ci sta pensando Pellegrino, l’amministratore di cui sopra, che sta facendo una specie di scouting, con tanto di curriculum per trovare “facce nuove” come vogliono i Berlusconi. Nessuno si è accorto, nemmeno nei piani alti del Quirinale, che hanno scambiato il partito per Canale 5. Però, per tranquillizzarci, ci hanno fatto sapere che tutto ciò è avvenuto “in un clima di grande amicizia e cordialità” e che, nella lunga e corposa conversazione, si è parlato “della situazione politica economica e internazionale”. Meno male, così Tajani che, poteva aver dato l’impressione di qualche incertezza, in alcuni frangenti della sua intensa attività diplomatica internazionale, d’ora in poi, dopo le analisi di spessore nella casa madre, sarà certamente più lucido e consapevole nell’affrontare le varie crisi che ci sono in mezzo mondo. Ora, però, c’è da accontentare, con una “promozione”, probabilmente come viceministro, Paolo Barelli, “furibondo”, per la decisione assunta dai padroni Berlusconi di farlo dimettere da capogruppo alla Camera, tanto che ha osato anche dire: “Normalmente i partiti si guidano dall’interno”. Oibò, un’interessante scoperta, però, fatta solo in questi giorni. Intanto, si dovrebbero fare i congressi in varie regioni, ma “l’input della primogenita del cavaliere - riporta il Corriere -  resta quello di rinviare ovunque manchi un candidato unitario”. E, forse, si farà così. I Berlusconi, d’altronde, seguono tutto quanto avviene con occhio attento, e, soprattutto, interessato. A proposito delle tante nomine, nelle partecipate dallo stato, avvenute in questi giorni da parte del governo, il rag. Cerasa, che è poi il direttore del Foglio, ha scritto. “La prima a gioire oggi per la riconferma di Palo Scaroni è Marina Berlusconi, che sa bene quanto il papà fosse legato al presidente di Enel”. Bisogna compiacere i figli e, quando serve, fare contento anche il padre. Non è un caso, infatti, che anche Enrico Costa, il nuovo capogruppo alla Camera, che, ieri, ha preso il posto di Barelli, ha rivolto il primo pensiero proprio a Silvio Berlusconi, ringraziandolo. Silvio, come si vede, continua ad essere sempre tra noi. Altrimenti perché, il nostro, è il Paese delle meraviglie?       

Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com – Agenzia Stampa Italia


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