L'esercito di cirenei che paga le imposte e mantiene il Paese. Incredibile e vergognoso lo scempio della Costituzione
Ho
guardato con sconcerto e rabbia le notizie del Dipartimento delle finanze del
Mef (Ministero dell’economia e delle finanze) e quanto ha scritto, in merito, il Sole 24 Ore: “L’analisi delle
dichiarazioni 2025 rivela un’imposta netta in crescita ma una consistente
platea di contribuenti che non versano Irpef, con forti disparità territoriali
e reddituali”. Intanto, visto che non contribuiscono a niente, non li chiamerei
contribuenti, semmai soggetti. Poi viene il numero e si apprende che superano
gli 11,3 milioni coloro che non versano Irpef, grazie a deduzioni, detrazioni o
bonus. I ricchi, quelli che dichiarano più di 100.000 euro, sono l’1%, quelli
con un reddito superiore a 300.000 euro solo lo 0,2%. Ci sono da conteggiare
gli evasori, coloro che non versano circa 100 miliardi di euro l’anno. Poi ci
sono 2,1 milioni di lavoratori autonomi che hanno aderito all’agevolazione
fiscale e invece di pagare come gli altri, incredibilmente, pagano (sotto
vedremo come) solo un’imposta ridotta, cosiddetta piatta (flat tax) del 15%,
fino a 85.000 euro di reddito. Così che per mantenere questo Paese, con i record
di sprechi, debiti ed evasori fiscali ci pensano i contribuenti con i redditi
da lavoro dipendente e da pensione che costituiscono circa l’84,6% del reddito
complessivo dichiarato, con il reddito da lavoro dipendente che ne rappresenta
il 54,4 per cento. Per capire quello che sono capaci di fare vediamo i numeri
nel confronto di due contribuenti che hanno un reddito dichiarato di 85.000
annuo. Un lavoratore dipendente (o un pensionato) paga di Irpef, con le normali
tre aliquote, 28.750 euro, il calcolo è fatto al lordo, il netto è leggermente
inferiore perché ci sono le detrazioni per lavoro dipendente o pensione. Un
professionista che aderisce alla flat tax (uno dei 2,1 milioni come abbiamo
visto sopra) non iscritto alla camera di commercio, con pari reddito (sempre i
soliti 85.000 euro) paga invece di Irpef solo il 15%, cioè 9.945 euro, e, per i
primi 5 anni, l’aliquota è addirittura del 5%, vale a dire 3.315 euro l’anno. Non sono mai riuscito a capire come si faccia
ad ignorare, così platealmente, l’art.53 della Costituzione, questo: “Tutti
sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità
contributiva. Il sistema tributario è infornato a criteri di progressività”.
L’interpretazione mi sembra piuttosto chiara ed evidente nel definire i criteri
di equità tributaria, imposta dalla carta costituzionale e clamorosamente
ignorata e vilipesa: a reddito equivalente devono corrispondere livelli
identici di carichi tributari. Nel caso sopra analizzato i carichi tributari sono
notevolmente diversi a identica capacità contributiva, perché uno paga 28.750
euro e l’altro 9.945 euro, quasi tre volte di più. E, nei primi cinque anni,
quasi 9 volte di più! Altro scempio costituzionale è la progressività dell’imposta:
per i lavoratori dipendenti e i pensionati ci sono le tre aliquote progressive
(23, 33 e 43 per cento applicate ai vari scaglioni di reddito) mentre per i
lavoratori autonomi (ovviamente solo quelli della flat tax) c’è una sola
aliquota (15% o, come visto sopra, anche il 5%) quindi il sistema non è
progressivo, ma proporzionale. E le eventuali detrazione, quando ci sono, non
apportano alcuna modificano nella sostanza. Ci può essere una violazione così
enorme ed evidente della Costituzione? E’ possibile che uno scempio così
madornale e smisurato possa sfuggire ad un attento “guardiano della Costituzione”
(parole sue) come il presidente Sergio Mattarella? E che la cosa sfugga anche
alla Corte Costituzionale? Voto di scambio? Il sospetto c’è ed è tremendo, in
questo Paese senza princìpi e senza morale. Per rendersi conto di quanto il
pubblico preleva sui redditi dei cittadini ci sono da aggiungere le addizionali
Irpef pagate alle regioni, carrozzoni inutili e costosissimi: 16,2 miliardi nel
2024 (+ 6,2% rispetto al 2023) e ai Comuni, 6,6 miliardi, con un aumento del
6,4% rispetto al 2023. E poi, per non rovinarsi del tutto la giornata, non si
dovrebbe pensare che si paga anche l’imposta (l’Iva) sul pane e sulla pasta e
su tutto quello che ci gira intorno: è questo il fisco, perfido, esoso, iniquo,
della bella Italia. Vergogna.
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
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