Il calcio malato che danneggia, soprattutto, la Nazionale
Non
partecipare nemmeno questa volta - ed è la terza di fila - ai Mondiali ha
suscitato tanta amarezza, ma, suppongo, al di là della speranza, ultima dea, nessuna
sorpresa. Per la semplice ragione che si è fatto di tutto per perdere, e ci siamo
riusciti. Non si può fare l’elenco dei tanti responsabili di questo disastro, perché
altrimenti non c’è spazio per il resto. “Tutti a casa” la sintesi, giustissima,
della rabbia e dell’indignazione generale. Uno, però, va giudicato con
obiettività, al di là del fatto che anche lui potrebbe andare via, ed è Rino Gattuso,
per almeno due ragioni. La prima è che si è assunto lui tutte le responsabilità
ed ha chiesto pure scusa. La seconda perché, prima di lui, due o tre
allenatori, con maggiore esperienza, hanno rifiutato l’invito del presidente Gabriele
Gravina. Lo hanno fatto perché le possibilità di arrivare negli Stati Uniti,
Messico e Canada erano, obiettivamente, ridotte al minimo, e non se la sono
sentita di uscire da perdenti da un’esperienza con la Nazionale. Gattuso, al contrario, pur sapendo, come e più
degli altri, i rischi e le difficoltà, ha accettato lo stesso, e ci ha messo
tutto il suo coraggio e tutta la sua grinta, oltre la faccia, naturalmente. Per
questo va ringraziato, a prescindere dagli errori che gli si possono attribuire
nella gara contro la Bosnia. Ma Rino ha trovato ostacoli dappertutto,
cominciando da coloro che non gli hanno consentito di fare nemmeno una partita
di allenamento o uno stage prima di questi playoff. E questa è la prima incredibile
vergogna. Rino, con Gigi Buffon, e immagino qualcun altro dello staff, ha
dovuto preparare le due partite contro l’Irlanda del Nord e la Bosnia, di così
straordinaria importanza, al ristorante, girando mezzo mondo per incontrare e parlare
con i singoli giocatori e spiegare loro, a tavolino, i compiti di ognuno.
Sembra una cosa incredibile, assurda, ma è andata proprio così, mai successo e
mai sarà possibile una cosa del genere. In Turchia hanno addirittura fermato il
campionato per dare spazio alla preparazione della rappresentativa nazionale,
che si è qualificata per i Mondiali. Non so, forse sarebbe cambiato poco, ciò
non toglie che un aiutino alla Nazionale, da parte dei club, si poteva e doveva
pure dare. La verità è che una volta i calciatori non stavano sempre con la
valigia in mano, i club erano di presidenti tifosi della Nazionale, oltre che
della propria squadra, oggi dietro a molte società ci sono fondi stranieri che
investono qui solo per guadagnare. E questo calcio malato non dà spazio ai
giocatori italiani. Giusto qualche settimana fa, in una partita di serie C, una
squadra, ultima in classifica, ha schierato in campo 8/9 stranieri. E in quella
occasione ho scritto che non aveva senso, se non importava vincere, mettere in
campo così tanti straniere scarsi, tanto valeva far giocare i ragazzi del paese. Non sono contrario all’impiego degli
stranieri, ma se fanno la differenza, e, comunque, ci deve essere un limite, altrimenti
i giocatori per la Nazionale come e dove possono crescere? È necessario ridurre
la presenza degli stranieri, dalla serie A alle squadre dilettanti. È così
evidente il problema che sembra quasi banale ripeterlo ogni volta. Se per legge
non si può fare, si possono però trovare accordi, tra Lega e Federazione, e il
problema si aggira e si risolve. Poi, certo, ci sono anche i problemi generali,
dalle società che riciclano il denaro delle organizzazioni criminali ai
dirigenti sportivi incapaci, dalla mancanza di stadi adeguati alle scuole calcio,
allo strapotere dei procuratori. Insomma, c’è tanto da fare, intanto ci
accontenteremmo di un ripulisti. Ma per dimettersi, Gabriele Gravina,
presidente della Figc dal 2018, che altro doveva fare?
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
Commenti
Posta un commento