Si va verso il referendum, intanto a finire nel bosco è l'Italia

 

Leggo che è stato presentato un nuovo ricorso, l’ennesimo, per dirimere la questione dei bimbi tenuti nel bosco da una coppia di stranieri (lui, Nathan Trevallion, inglese, lei, Catherine Birmingham, australiana) che pensava di venire in Italia e poter stare, tranquilla e felice, in un bosco in Abruzzo, con i loro tre figli e i loro animali, e, invece, sono capitati in un Paese che non riesce a fare nulla per semplificare la vita dei cittadini italiani e di chi, sventurato,  pensa, sbagliando, di venire a vivere in Italia. Su questi tre bambini, se possono o non possono vivere con i genitori nel bosco, in splendido isolamento, da novembre, ogni giorno, c’è un parere nuovo e diverso di qualcuno, più o meno competente ed esperto, su come risolvere la questione. Oltre al tribunale dei minori ci sono, ad ingarbugliare il tutto, le leggi italiane che, come accade spesso, sono scritte così male da poter essere lette ed interpretate in modi diversi, in questo caso ci sarebbero, addirittura, “criticità evidenti dell’assetto normativo”. Poi, fatalmente, si sono intrecciati i pareri di assistenti sociali, giuristi, psicologi, avvocati, garanti dei minori, giornalisti, psichiatri, sociologi e, tutti coloro che, attraverso i social, ritengono di avere un’idea a proposito. Sarebbe dovuto bastare, e, forse, era già troppo, invece, hanno pensato che fosse necessario intervenire (perché c’era di mezzo la magistratura, direbbe qualche malizioso) anche i big della politica, da Giorgia Meloni (“decisione ideologica, i figli non sono dello Stato”) all’immancabile Matteo Salvini (“sequestro”), a Carlo Nordio, che ha mandato pure gli ispettori, per “accertamenti profondi” perché, secondo questi politici, le decisioni dei magistrati, sono quasi sempre sbagliate, perché condizionate dall’ideologia. Intanto, si intensifica la campagna per il referendum, con il quale, il 22 e il 23, si chiederà ai cittadini se vogliono, o meno, approvare la legge di riforma della magistratura che modifica sette articoli della Costituzione. Tutti, sia i favorevoli, con il sì, sia i contrari, con il no, attraverso i giornali e le trasmissioni televisive, in questi ultimi giorni, stanno mettendo in campo i loro “campioni”: sono i personaggi più disparati, spesso senza alcuna qualifica, ma con un solo ed unico, indispensabile requisito: quello della notorietà. Un confronto per niente approfondito sulla legge, quasi sempre chiamando in causa fatti e persone che nulla hanno a che vedere con la riforma e la crisi della giustizia. Poco più di una sfilata carnevalesca, inutile e costosa, come la riforma.

Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com – Agenzia Stampa Italia


Commenti

  1. Indipendentemente dal contenuto della riforma, non è possibile approvare una riforma della costituzione che era stata fatta da persone appartenenti a più partiti escluso il MSI e che erano appena usciti da guerra e dittatura e che credo avessero un concetto comune di crescita sociale del Paese distrutto, di giustizia per tutti e non controllata come durante una dittatura ed altri principi comuni che ci hanno accompagnato fino ad ora. Grazie Fortunato per il tuo quadretto scritto rappresentativo della situazione pre referendum costituzionale.

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  2. È una sfilata carnevalesca per chi non si rende conto che in gioco qui c'è molto più della revisione costituzionale. È in gioco l'idea stessa di democrazia del nostro Paese. Il pensiero corre al Campo largo che sta rifacendo una cretinata analoga a quella fatta nel 2022, quando con un milione abbondante di voti in più delle destre è comunque riuscito a farle andare al governo. Stavolta lo fa – base e dirigenza – riconsegnando la prossima legislatura e il governo che ne nascerà alle destre, facendogli vincere il referendum.

    Nella vita ci sono priorità e ci sono passaggi cruciali che determinano il proprio futuro. Momenti in cui, più che in altri, bisogna guardare la luna e non il dito, la prospettiva di lungo momento e non una revisione costituzionale che, in ogni caso, si sarebbe fatta (magari un po’ meglio) perché è nell'ordine delle cose.

    Nella destra, la compattezza per il Sì è bulgara: FdI 96%, Lega 95%, FI 93%. Nel campo largo, tutt'altro: per il No, PD 92%, M5S 78%, Alleanza Verdi e Sinistra 93%, Azione 42%, Italia Viva 37%. Evidentemente, da questa parte non c'è visione, sentire comune, né un obiettivo strategico condiviso. Quindi, non ci sarà nessuna vittoria per il No (specialmente dopo i video della Meloni) e, di conseguenza, nessuna vittoria alle prossime elezioni, quindi niente governo, né presidente della Repubblica per il Campo largo. Con buona pace della nostra idea di democrazia liberale da difendere a ogni costo.
    FF

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