Vessano i consumatori e poi esultano per gli utili da record, le pratiche (vergognose) delle utilities
Sono
una miriade le società che si occupano della produzione, gestione e
distribuzione di servizi essenziali per i cittadini. Alcune agiscono praticamente
in condizioni di monopolio e possono fare quello che vogliono, nel senso dell’aumento
a piacimento del costo di questi servizi, ai quali è impossibile rinunciare,
essendo, appunto, essenziali. Per questo, i prezzi e le tariffe, andrebbero
controllati dagli enti pubblici o dalle apposite autorità. Ci sarebbero anche le leggi, ma vengono
ignorate o facilmente aggirate, e così sono liberi di vessare i cittadini a
piacimento. Dalle banche, alla produzione e alla vendita di energia elettrica e
gas, alle telecomunicazioni, dalle assicurazioni alla fornitura dell’acqua,
allo smaltimento dei rifiuti, alla vendita dei carburanti. Un grande,
gigantesco, indecente business. E poi vantarsi di aver fatto miliardi di utili.
Così è troppo facile, sono capaci tutti, e, infatti, lo fanno proprio tutti. Sono
stato colpito dal titolo, a tutta pagina, di una delle società che fornisce l’energia
elettrica: circa 7 miliardi di utili. E, allora, sono andato a vedere l’ultima
bolletta, bimestre giugno-luglio 2026. Spesa per la materia energia 7,25 euro,
spesa per il trasporto dell’energia elettrica e la gestione del contatore 15,70
euro, più Iva (10%) 2,30, totale 25,25. C’è un particolare, che non è proprio
un dettaglio, riportato sempre nella stessa bolletta: il totale energia attiva,
che è il costo effettivo dell’energia consumata, è stato zero, cioè nessun
consumo. Sono (assai) discutibili i costi per la gestione e la manutenzione del
contatore elettrico, come se si trattasse di una centrale nucleare e non di un
semplice contatore, e pure gli oneri di sistema, che comprendono le sovvenzioni
alle energie rinnovabili, che dovrebbero, invece, far parte della contabilità
generale dello Stato e non divise tra gli utenti. Ma quello che non si capisce
è come si possa costringere a pagare la fornitura di un bene, e il suo
trasporto, pure specificato: dalla centrale all’abitazione, con sopra anche
l’Iva, se non è stato fornito? A me sembra un’autentica beffa, meglio: una truffa.
Allora sono andato a vedere quanto prende il direttore generale e
amministratore delegato della società, e scopro che, complessivamente, supera,
però di poco, i dieci milioni di euro. Non è un errore, proprio così: 10,2
milioni di euro. Poiché la società in
questione ha come azionista di maggioranza relativa il ministero dell’Economia,
che propone e determina le scelte dei vertici aziendali, viene spontaneo
chiedere al ministro, Giancarlo Giorgetti e alla presidente del Consiglio
Giorgia Meloni, se è morale, oltre che legittimo, fare pagare così tanto, senza
dare nulla in cambio ad un pensionato, che nemmeno è stato a casa, per poi
riempire di soldi, oltre ogni decenza, l’amministratore delegato?
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
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