La nuova legge elettorale sembra introduca, in maniera subdola, un premierato mascherato, in contrasto con la Costituzione
Una
delle riforme costituzionali, pensate e inserite nel programma elettorale di
Giorgia Meloni, prima delle elezioni del 2022, era il “premierato
all’italiana”. Doveva andare a rimorchio della riforma della Giustizia, ma
visto il risultato fallimentare dell’una, l’altra è rimasta, saggiamente, nel
cassetto. Consiste in una nuova forma di governo in cui la figura del premier è
eletto direttamente dai cittadini, ciò darebbe un maggiore potere rispetto a
quello parlamentare. E, secondo le tesi dei proponenti, una maggiore stabilità
e continuità. Gli oppositori pensano, invece, che darebbe troppo potere al
presidente del Consiglio e, nel contempo, ridurrebbe le funzioni e i poteri del
Capo dello Stato. Cominciando dall’art. 92 della Costituzione, il quale, al
secondo comma, stabilisce che “Il Presidente della Repubblica nomina il
Presidente del consiglio e, su proposta di questo, i ministri”. Ora, nella
nuova legge elettorale, che peraltro è già stata approvata alla Camera, c’è l’obbligo,
per liste e coalizioni, di indicare il nome e cognome del candidato alla
presidenza del Consiglio al momento del deposito del contrassegno da indicare
nelle schede elettorali. Il nome indicato serve - è stato spiegato - a
designare la persona che la forza o la coalizione vincente suggerirà al
presidente della Repubblica durante le consultazioni, nel rispetto delle
prerogative costituzionali del Capo dello Stato. La spiegazione non è
convincente, le cose non mi sembra stiano affatto così. Il candidato premier che
esce vincente dalle urne ha ottenuto la investitura degli elettori, non è un
particolare di poco conto, significa che il popolo, che è comunque sempre
sovrano, vuole quel candidato alla guida del nuovo governo. Davanti al responso
delle urne il Presidente della Repubblica non si trova più di fronte ad un
“suggerimento”, come dicono, con la massima superficialità, i firmatari della
nuova legge elettorale, bensì ad una “imposizione”, peraltro autorevolissima, davanti
alla quale il Presidente della Repubblica non mi sembra abbia alternative: non
può, deve nominare il vincitore delle elezioni. Ma così viene meno, per forza di cose, quell’ autonomia
di scelta e di valutazioni, che la Costituzione, ancora in vigore, assegna al Capo
dello Stato, dopo aver fatto le consultazioni, che, a questo punto, è inutile farle.
Di fatto, è una modifica subdola della
Costituzione. Un fatto gravissimo perché si introduce il premierato che non si
è potuto fare con una regolare riforma costituzionale. Se la legge non dovesse
essere modificata in Senato, dovrebbe essere sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale.
Il centrosinistra, così, troverà facile soluzione al dilemma: primarie sì,
primarie no, perché è evidente che si dovranno fare, anche se penso, come ho
già avuto occasione di dire, che sarebbe meglio evitarle, in quanto divisive e,
che lasciano, comunque, scorie sempre velenose. Altrimenti, però, come si
sceglie il nome del candidato premier da indicare sulle liste elettorali?
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
Commenti
Posta un commento