Quelle indecenti truffe dello Stato che lasciano il segno, come l' "abbonamento" al canone Rai
Per
quanto riguarda la truffa, nel Codice penale, all’art 640, c’è scritto: “Chiunque,
con artifizi o raggiri, inducendo taluni in errore, procura a sé o ad altri un
ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a
tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032”. Lascio ai lettori - un
giochino estivo da fare anche sotto l’ombrellone - la ricerca di quanto di truffaldino
riescano a trovare nella questione del pagamento del canone Rai. Il cui importo,
di 90 euro l’anno, viene addebitato, a rate, nella bolletta del consumo dell’energia
elettrica. Già questo appare uno
stratagemma irritante e del tutto illegittimo. Si chiede la fornitura di
energia elettrica e si aggiunge, arbitrariamente, un’altra cosa: il “canone
abbonamento alla televisione”. Ma non è anomalo
e bizzarro solo l’abbinamento, è del tutto falso l’abbonamento, che nessuno ha mai
sottoscritto, quindi ingannevole; c’era solo una volta, tantissimi anni fa. Lo
devono pagare tutti perché si presume che tutti abbiano il televisore e se non lo
si ha bisogna dimostrare di non averlo. Il diritto alla rovescia. Quando c’è di
mezzo il fisco i principi costituzionali vengono capovolti. Sei colpevole e
devi pagare, salvo che dimostri di essere innocente e non devi pagare. Lo
devono versare tutti, dicevamo, salvo i moribondi morti di fame. Infatti sono
esenti, ma solo se ne fanno apposita richiesta all’Agenzia delle Entrate, coloro
che hanno superato i 75 anni di età e abbiano un “reddito fino a 8.000 euro,
compreso quello del convivente”, quindi, due persone anziane che mensilmente
hanno, in totale, a malapena per sopravvivere, 325 euro mensili l’uno, giusto
per un panino senza companatico, al giorno, devono pagare 90 euro per
l’abbonamento Rai. A parte le arcinote, scarsissime capacità politiche, rilevate
in centinaia di articoli da questo giornale, in questa occasione emerge pure,
pesante come un macigno, l’assoluta mancanza di sensibilità della classe politica.
Ma, poi, tutti questi soldi, circa 2 miliardi di euro l’anno, a fare cosa? A mantenere
un esercito, più di 12.700 dipendenti, tra giornalisti (con centinaia di direttori, generali senza esercito) tecnici, registi, amministrativi e impiegati. Più un altro consistente numero di collaboratori
esterni con partita Iva e (costosi) rimborsi spese al seguito. Ma al servizio
pubblico vero e proprio, cioè alle varie testate giornalistiche, Tg1, Tg2, Rai
News 24, TgR con le sue 22 redazioni regionali, nonché le sedi di
corrispondenza estera, va solo la metà degli introiti perché l’altra metà dei
fondi è destinata a serie fiction, cinema, documentari. Questo è un clamoroso
imbroglio perché significa imporre il canone (che è una vera e propria tassa)
per un servizio pubblico, e poi per fare questo servizio pubblico si usa la
metà delle risorse, e si destina il resto ad altri scopi. Significa che 45 euro
(circa un miliardo) sono riscossi con il raggiro e l’imbroglio. Altra cosa del
tutto incomprensibile è che la Rai dispone di tanti canali, e la pubblicità non
è meno che nelle televisioni private, eppure non si capisce perché, non riesce,
non dico a produrre e generare utili come fa Mediaset per la Fininvest Spa e La
7 per il gruppo di Urbano Cairo, ma ad arrivare, almeno, al pareggio, per non pesare
in maniera così gravosa sui contribuenti, anche su quelli con redditi
miserabili, come abbiamo visto sopra. Nel 2025, dopo otto anni di perdite
continue, si è registrato, finalmente, un utile di 9,3 milioni. Sì, ma con i 2
miliardi del canone. Un piccolo, modestissimo segnale, in una immensa voragine
di sprechi d’ogni genere.
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
Sacrosante parole.
RispondiEliminaMa la corte costituzionale, giudice della leggitimita' delle leggi, perché tace?
E anche da questo silenzio che nasce la sfiducia dei cittadini. Carlo Palumbo