Lo Stato assente davanti all'ennesima speculazione: l'aumento del prezzo dei libri scolastici

 

L’aumento del prezzo dei libri scolastici non è una novità di quest’anno. Più o meno, c’è sempre stato, ma questa volta si tratta di aggiungere, nel già deficitario bilancio delle famiglie, con la scusa della crescita del prezzo dei carburanti (che non centrerebbe nulla) anche quello dei manuali per i giovani studenti. Così l’editoria scolastica ha ritenuto opportuno, approfittare di questo anomalo e speculativo vento rialzista per ritoccare all’insù anche il prezzo dei libri scolastici. Chi ha fatto un po’ di conti dice che una famiglia, con due figli, spende da 1300 fino a 1900 euro, a seconda della classe, cui va aggiunta la cancelleria scolastica, per un 2,3% in più rispetto all’anno scorso. Le motivazioni, per fare nuove edizioni, non ci sarebbero: cosa si può aggiungere di nuovo, più di quello che già si sa, sulla letteratura, la matematica o la geografia? Ma volete che il pargolo possa tornare a scuola senza il nuovo testo, appena stampato, con l’immancabile, rivoluzionario e miracoloso “aggiornamento didattico”? Cosa che mette fuori gioco il mercato del libro usato. C’è, poi, che la spesa per i libri non è detraibile nella dichiarazione dei redditi del capofamiglia come, invece, è possibile fare per la mensa e la gita. E la cosa, apparentemente, sembra incomprensibile, perché i libri scolastici sono necessari e obbligatori mentre alla mensa e alla gita, volendo, si potrebbe pure rinunciare. Chi si sorprende, però, non conosce, evidentemente, le dinamiche parlamentari, su come, e perché, vengono approvate alcune leggi. In Parlamento sono rappresentate, soprattutto, alcune categorie, le quali scelgono, votano e mandano alla Camera e al Senato i loro rappresentanti con uno scopo ben preciso: indirizzare o comunque condizionare il potere legislativo verso normative favorevoli alla categoria che li ha eletti. Le stesse categorie che garantisco anche consensi e voti. In questo caso, per esempio, se non ci fosse la detrazione fiscale difficilmente si farebbero le gite scolastiche; così, invece, trasferendo (sia pure in parte) sulla fiscalità generale queste spese, si agevola e si favorisce il turismo scolastico, con notevoli vantaggi economici per i trasporti e le attività ricettive. Tutte categorie che, tra un anno, alla riapertura delle urne per le elezioni politiche, si ricorderanno dei benefici ricevuti. Stessa identica cosa, forse più grave e più evidente, avviene con il cospicuo finanziamento fatto alle scuole private paritarie, sia pure in mancanza di fondi necessari per le scuole pubbliche, mediante un bonus, alle famiglie, fino a 1500 euro per studente. È come rimborsare la corsa del taxi a chi preferisce utilizzare il mezzo privato invece del bus, servizio pubblico. Volendo, si può pure chiamare voto di scambio. Volendo.    

Fortunato Vinciwww.lidealiberale.comAgenzia Stampa Italia

 


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