La solita, inutile e dannosa ricetta di Matteo Salvini che non sa quello che fanno le banche
Come
se non bastasse il caldo infernale di queste settimane, ad aggravare le
condizioni di disagio, è arrivata la ricetta di Matteo Salvini. La ricetta è qualsiasi
prescrizione terapeutica scritta dal medico e rilasciata al paziente con le
indicazioni sui farmaci da assumere per tentare di risolvere qualche malanno.
Ora il fatto che siamo un po’ tutti, noi cittadini italiani, dei pazienti, è
purtroppo vero, però, poi, pensare di avere come medico uno come Matto Salvini,
consentendogli di compilare anche le ricette, mi pare davvero troppo, esagerato:
un imperdonabile sacrilegio. Matteo Salvini non si trova bene, dal punto di
vista politico, intendo. E allora cerca di farsi notare con qualche iniziativa
delle sue. Prima ancora che arrivasse
questo caldo, il 2 giugno scorso, avevo scritto “Si sta sciogliendo come un
gelato la Lega in mano a Matteo Salvini, mentre incombe l’Opa di Vannacci”. Le
cose, da allora, sono precipitate, non solo per il calore, che ha sciolto ormai
del tutto il gelato; non solo per Vannacci che sta raddoppiando, nei sondaggi, la
Lega, ma perché, finalmente, anche il direttivo lombardo del Carroccio si è
reso conto della caduta libera del partito e chiede al segretario “di mettersi
da parte”. Cosa che verrà chiesta, con maggiore forza e convinzione, al
prossimo appuntamento a Pontida. Ma stavamo dimenticando il contenuto della
ricetta. È il solito, già proposto, inutilmente, altre volte. Eccolo: “Chiederemo
alle prime dieci banche italiane un contributo triennale sugli utili del 5%
l’anno”. Matteo Salvini ancora non ha capito che chiedere i contributi alle banche,
o alle assicurazioni, sugli utili miliardari, volontariamente o imposti per
legge, significa una sola ed unica cosa: fare pagare di più ai clienti. Perché
le banche, e le assicurazioni, che di fatto nessuno controlla, fanno quello che
vogliono. Un esempio concreto? Sul sito della Banca d’Italia c’è scritto che la
chiusura di un conto corrente bancario è sempre gratuita. Si tratta, peraltro,
di una disposizione di legge, che, però, si ignora tranquillamente. Ieri,
infatti, in una di quelle dieci banche, la chiusura di un conto è avvenuta
facendo pagare al cliente 19,73 euro per non meglio precisate “competenze di
liquidazione”. Se aggirano con tanta facilità le leggi, come si faccia a non pensare
che l’eventuale contributo, secondo la ricetta di Salvini, non lo girino immediatamente
(la classica partita di giro) ai clienti, aumentando il costo di qualche servizio
bancario? È questo che vuole? Far pagare di più ai clienti? Perché è come
mettere una nuova tassa. E si mettesse d’accordo con Giorgia Meloni che, invece,
dice: “Più soldi nelle tasche degli italiani”. La colpa, probabilmente, è di
Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, che non vuole perdere tempo
prezioso per spiegare al collega di governo quello che fanno le banche e le
assicurazioni. Sono argomenti un po’ ostici che, in genere, non sono previsti
nei programmi delle scuole serali.
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
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