Li chiamano extraprofitti. No, sono profitti eccessivi, indecenti e vergognosi

 

Quando non sanno che dire - cosa che accade assai spesso - i nostri politici mezzecalzette si rifugiano nel banale, che è sempre meglio - pensano loro - del nulla. E così compare sempre qualcuno che chiede (a chi? Visto che sono proprio loro che possono e devono decidere) di tassare gli extraprofitti dei petrolieri, delle banche e delle assicurazioni. L’ultima richiesta è di Elly Schlein, la segretaria del Pd che si preoccupa del caro carburanti, ma prima, la stessa premura l’hanno avuta Matteo Salvini e tanti altri. Richiesta al governo italiano ma anche all’Europa. Uno spettacolo patetico e penoso. Questi poveretti non hanno ancora capito che non c’è assolutamente nulla di straordinario: sono normali, normalissimi profitti, cosa che succede dappertutto, ma in particolare, in un Paese come l’Italia, senza etica e senza controlli, ognuno è libero di fare quello che vuole. E allora le aziende petrolifere, le banche e le assicurazioni, tanto per citare solo le più assatanate, approfittano di qualsiasi situazione, diciamo d’emergenza, per aumentare, senza alcun ritegno, i prezzi dei prodotti petroliferi o quelli dei servizi offerti ai clienti dalle banche e dalle assicurazioni. Fra gennaio e giugno 2026 gli otto maggiori produttori globali di greggio, quotati in Borsa, hanno realizzato utili per oltre 148 miliardi di dollari, circa 800 milioni al giorno, il 49% in più rispetto al 2025. Ci opprimono senza remore, approfittando dal fatto che, per molteplici e ovvie ragioni, non possiamo sottrarci ai loro indecenti e frequenti abusi e prepotenze. Ma tassare i loro profitti, normali o extra che siano, ammesso che si è nelle condizioni di poterli distinguere, è una operazione non solo inutile, è dannosa per tutti, perché, come ho già avuto modo di rilevarlo in un altro articolo: “La solita, inutile e dannosa ricetta di Matteo Salvini che non sa quello che fanno le banche”, produce solo effetti negativi. Perché un secondo (un secondo!)  dopo aver pagato la tassa, i petrolieri, i banchieri e gli assicuratori la girano ai clienti, aumentando i carburanti, i servizi bancari e i premi di assicurazione. Una clamorosa beffa. In pratica una tassa in più per gli utenti. Si chiede il taglio delle accise e poi si vuole mettere un’altra tassa. Mi pare assolutamente demenziale. Come si faccia a non capire è veramente un mistero. Le soluzioni sono altre. Ci sarebbero voluti nuovi investimenti strutturali nell’estrazione del petrolio e gas fuori dal Golfo Persico, come pure investimenti in nuove raffinerie. E ci sarebbero voluti pure statisti non mezzecalzette.  

Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com – Agenzia Stampa Italia


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