L'affannosa corsa a costruire un nuovo partito di centro per decidere le prossime politiche
Tra
un anno, di questi tempi, se riusciremo a sopravvivere a un’altra estate
infernale ci troveremo con il solito dilemma: se andare o meno a votare. E se sì, quale scelta fare. Solo per il
partito, perché al candidato è inutile pensarci, hanno già tutto pensato e deciso
i segretari dei vari partiti, a sceglierlo e imporlo agli elettori. Una cosa
abnorme (penso “al popolo sovrano” di cui parla la Costituzione), oltre che
vergognosa, ma, rassegniamoci, sarà ancora così. Allora, per orientarsi, si
dovrà partire dal giudizio da dare al governo di Giorgia Meloni, e ragionarci
sopra. Accantoniamo subito il record di resistenza, che non ha alcuna
importanza. Conta come si è governato, non per quanto. Ma, poi, c’è da dire che
il centrodestra ha retto sol perché non c’erano alternative e, soprattutto,
perché tutti i partiti della coalizione di maggioranza erano consapevoli che
una eventuale crisi avrebbe avuto, per loro, pesanti conseguenze, peraltro senza
nessuna possibilità di ritornare nei posti di comando, dunque, hanno fatto di
necessità virtù e sono rimasti ai loro posti. Così, tra qualche settimana (4
settembre) potranno anche dire, per quel pochissimo che conta, come ho appena
detto, di aver fatto parte del governo più longevo della storia repubblicana.
Sì, ma come hanno governato? Più male che bene. A Giorgia Meloni e Giancarlo
Giorgetti, più che per i risultati ottenuti, per l’impegno profuso, darei un 5
stentato, ma per tutti gli altri siamo assai lontani dalla sufficienza,
addirittura vicini allo zero, con un 2 meno meno, per i ministri Matteo Salvini
e Carlo Nordio, decisamente i peggiori. Con questa zavorra attorno, bisogna ammettere
e riconoscere, come, peraltro, appare abbastanza evidente, che il lavoro di
Meloni e Giorgetti è stato eccezionalmente difficoltoso, anche perché gli
eventi sugli scenari mondiali non sono stati meno impegnativi: da Trump all’invasione
di Putin e la guerra in Ucraina, dall’Unione (si fa per dire) Europea a
Sanchez, etc. Ma se si guarda nel campo opposto, non è che arrivino notizie
confortanti, perché c’è un campo largo fatto però di sinistra sinistra che
cerca disperatamente (oltre a stabilire se fare o meno le primarie) un partito
di centro, che ancora non ha, per poter competere con il centrodestra. Sembra
che la partita, alle urne del settembre del prossimo anno, potrà essere decisa
da un nuovo partito di centro, da costruire: moderato, liberale, cattolico, per
pescare nel mare degli assenteisti, tra coloro che non votano perché non si
sentono rappresentati dai cespugli centristi ora esistenti: da Italia viva di Matteo Renzi ad Azione di Carlo Calenda. Ha perso molta
attrazione anche Forza Italia, non
tanto per la scomparsa di Silvio Berlusconi, quanto piuttosto dal fatto - e può
sembrare un paradosso - che a decidere tutto nel partito, più che il segretario,
Antonio Tajani, siano gli eredi del fondatore, cioè Marina e Pier Silvio
Berlusconi. E, allora, ecco nascere varie e nuove iniziative. Dal “Progetto
civico Italia”, che ha come “tessitore” Alessandro Onorato, assessore al comune
di Roma, a Ernesto Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, che è alla
guida dei comitati civici “Più uno” per fare un nuovo Ulivo. Saranno le mosse
vincenti?
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
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