Il gioielliere Mario Roggero, vittima di un obbrobio giuridico, tra le fauci degli squali della politica
Questa
gara dei politici di destra (a chi fa peggio) per difendere il gioielliere Mario
Roggero, condannato a 14 anni e 9 mesi, ed ora in carcere a Bollate, per aver
ucciso due rapinatori e ferito un terzo, è così esagerata da diventare ridicola.
Così come sono stati inattesi e sgradevoli i giudizi sui magistrati italiani di
Elon Musk, il noto magnate americano. Ci sono pure state le promesse di candidatura
alle prossime elezioni, cosa che sarebbe comunque infelice e inopportuna se non
fosse che la legge non lo consente. Questa mobilitazione senza precedenti non è
fatta, sia ben chiaro, per lui, ma solo perché pensano di trovare consensi e
voti. Come le visite in carcere di Matteo Salvini che immagina di aver scoperto
un altro Vannacci, almeno come raccoglitore di voti, e candidarlo, così che
faccia uscire la Lega dalla palude di quel misero 5%, assegnato, ormai da mesi,
dai sondaggisti. Immagino che Roggero più che contento sia sorpreso e smarrito,
sa però che non è facile ottenere la grazia, già chiesta dalla moglie, dal
presidente Mattarella pur “con la mano sulla coscienza” come gli ha chiesto di
fare; e allora si è pensato, con i legali, di chiedere il differimento della
pena. Ora, però, deve anche stare al gioco dei politici, pur sapendo di
trovarsi tra le fauci di pescecani. Ma in questo momento non ha molte
alternative, gli serve l’aiuto di tutti. Intanto c’è l’ennesima prova che i
politici sono pronti ad usare il Parlamento come fosse di loro esclusiva
proprietà. Una cosa abnorme e vergognosa.
È vero che la candidatura, e l’elezione, di condannati, considerati
dall’opinione pubblica innocenti, sia già successa, e pure diverse volte, ma ciò
non toglie che non mi pare corretto e opportuno utilizzare il Parlamento come
un’uscita di sicurezza, come la intendono e la usano, in maniera del tutto impropria
e maldestra, i politici. Quel Paolo Borsellino, di cui del tutto a sproposito
vengono richiamate spesso le gesta, che invece pensava che “le pubbliche
funzioni si servono, non si occupano”, si rivolta nella tomba. Che la vicenda
di Mario Roggero appaia un obbrobrio giudiziario, che ha colpito l’opinione
pubblica, l’ho già scritto: “In Italia sembra che vincano sempre i ladri: o si
arricchiscono con la refurtiva o con i risarcimenti delle vittime derubate”, e
ha avuto un numero enorme di lettori che ringrazio per la bontà e la pazienza
di leggermi. In questa storia alcuni aspetti vanno attentamente valutati. Il
primo è la legittima difesa. Richiamata impropriamente da alcuni
azzeccagarbugli: basta vedere il filmato, con la dinamica dell’episodio, per
escluderla in maniera categorica. Così come, peraltro, hanno fatto
correttamente i giudici. Ci sono, invece, degli elementi, non serenamente e
adeguatamente considerati dai magistrati, che inficiano le sentenze e non convincono.
Come l’omicidio volontario. È stato veramente così? Con il termine volontà, si
legge nella Treccani, s’intende “l’attività autonoma e razionale rivolta a
creare o modificare la realtà”. Ebbene, la volontà di Mario Roggiano in quel
momento, quando, con la pistola, ha inseguito i rapinatori con la refurtiva,
fuori dalla gioielleria, non era, e non poteva essere, né autonoma e ancor meno
razionale, pesantemente viziata, e alterata, da quello che era successo qualche
istante prima nel negozio: la minaccia con la pistola (che fosse giocattolo era
impossibile percepirlo in quel frangente) e un coltello a lui, alla moglie (pure
legata) e alla figlia. E poi la volontà non è stata affatto autonoma: l’idea di
sparare e di ammazzare non è venuta al gioielliere dal nulla, è stata,
evidentemente, la conseguenza di un episodio, delinquenziale e provocatorio,
creato, esclusivamente, dai rapinatori. Per questo, come ho già avuto modo di
scrivere, mi sembra che ci fossero, obiettivamente, le condizioni per attribuire
al gesto di Roggiano, proprio perché esagerato e insensato, sì l’eccesso, ma
tenendo conto che ha agito in condizione di estrema e del tutto eccezionale,
sconvolgente, eccitazione emotiva. Quindi, non l’assoluzione, ma una pena
ridotta, tenendo conto del contesto e della dinamica. Un altro errore mi sembra sia stato commesso
con i risarcimenti. Assistere ai pignoramenti dei beni della famiglia Roggiano
è qualcosa di intollerabile. Finora la provvisionale è stata “solo” di 480 mila
euro, ma le parti civili pare abbiano chiesto 3,3 milioni di euro di danni, come
una vincita al superenalotto senza nemmeno spendere un euro per giocare la
schedina. Salvini, con i suoi soliti eccessi, pensa ad una legge per “la difesa
sempre legittima”, “qualsiasi reazione indipendentemente dalla proporzionalità
dei mezzi usati, dalla persistenza del pericolo e dalla natura strettamente
difensiva della condotta”. Forse così è
troppo, come, peraltro, sembra abbiano già detto gli altri partiti della
maggioranza governativa. Per l’opposizione si tratterebbe, addirittura, del “Far
West”. C’è, invece, da sperare che venga approvata, prima possibile, la legge che
ha promesso di fare, in queste ore, Giorgia Meloni: una norma che escluda la
possibilità di ottenere un risarcimento civile chi subisce un danno mentre sta
commettendo un reato. Un punto di partenza per cercare di dare un senso e un
assetto, efficace e concreto, alla sicurezza che ormai manca in molte zone del
nostro Paese.
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
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