Calabria, amara terra mia, sempre ultima
Ultima.
Sempre ultima. Il ministero della Salute ha diffuso i risultati dei Lea, i
livelli essenziali di assistenza delle regioni, dove ci si cura meglio, rilevati,
per il 2024, attraverso il nuovo sistema di garanzia. Con 88 indicatori relativi
a tre macro-aree: prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera,
si è misurata l’efficienza della sanità e quanto sia in grado di stare vicina
ai bisogni e alle esigenze dei cittadini. E anche in questa, come in qualsiasi
altra graduatoria, la Calabria è risultata ultima. La storia della sanità calabrese è la sintesi
della disorganizzazione, inefficienza e incapacità della politica. Da 17 anni la
sanità è stata commissariata, nel senso che è stata fatta gestire da commissari
straordinari ad acta, nominati e paracadutati direttamente dal governo centrale
a “miracolo mostrare”. Un disastro. L’ultimo commissariamento è stato affidato
ad un politico, direttamente a Roberto Occhiuto, presidente della regione con
l’obiettivo di “risanare i conti e riorganizzare i servizi ospedalieri e
territoriali”. Risultato: disastro bis. Ora è finito il commissariamento ma gli
utenti, che poi sono i pazienti, non hanno notato alcun miglioramento. In
compenso li ha notati Gandolfo Miserendino, direttore generale di Azienda Zero
Regione Calabria, che ha voluto sottolineare con un certo, sorprendente, vanto,
in una intervista al Corriere della Sera,
“che dal 2020, da quando cioè è entrato in vigore il nuovo Sistema di
garanzia, la Calabria non è mai peggiorata ma migliorata costantemente nel
tempo”. È sì, sempre ultima, ma ora sappiamo che migliora. Sono tristi e
beffarde soddisfazioni. Intanto continuano i viaggi della speranza dei
calabresi che hanno patologie gravi e sono costretti, con notevoli costi ed
enormi disagi, a trovare soluzioni nella sanità di altre regioni o in quella
privata. Però è bene che si sappia che 300 milioni di euro dei Fondi per lo
Sviluppo e la Coesione regionali, che potevano servire per comprare nuovi
macchinari, costruire o sistemare ospedali e sviluppare tecnologie digitali,
sono stati destinati al progetto per il ponte sullo Stretto di Messina. Altro
sacrificio, 1,3 miliardi di euro, è stato imposto alla Sicilia, penultima nella
graduatoria sui livelli di assistenza sanitaria, per destinarli al ponte. In un
paese normale ci sarebbero le priorità, qui da noi, su tutto prevale
l’arroganza della politica, anche quella di basso conio.
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
Tali considerazioni amare purtroppo rinnovano l’inadeguatezza della gestione regionale della sanità.
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