I problemi del mondo travisati dagli egoismi e dall'incapacità della politica, impregnata di interessi e ideologie
L’occasione,
del tutto casuale, mette insieme, sotto i riflettori, tre importanti avvenimenti,
diversi tra loro, ma che, volendo, hanno punti in comune. Basta volerli vedere,
trattare e analizzare senza essere condizionati dagli interessi e dalle
ideologie. Sono problemi enormi e complessi, per i quali, però, vanno trovate
soluzioni, e con estrema urgenza. Siamo appena usciti (purtroppo solo
provvisoriamente) da un periodo torrido e ancora c’è qualcuno che mette in
discussione che il clima stia cambiando, lo nega, e tratta la questione con
estrema superficialità, come fosse un dettaglio, quando, invece, è un problema
che riguarda il futuro dell’umanità. Il Papa che va a Lampedusa a invocare
l’Europa ad essere aperta e accogliente con gli africani, i miserabili del
mondo, che rischiando la vita, cercano fortuna dalle nostre parti. E poi ci
sarà, il 7 e l’8 luglio, ad Ankara, l’incontro tra i rappresentanti dei paesi facenti
parte della Nato (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord) dove si
deciderà, tra l’altro, quanti miliardi, ogni singolo paese, dovrà destinare
agli armamenti. I tre eventi sono intrecciati. Se, per esempio, si riuscisse a far
capire che non bisogna più aumentare gli armamenti, perché ci sono già, enormi,
pericolosissimi. E che se si mettono insieme i 32 paesi, o i 31 che
rimarrebbero se gli Stati Uniti, con Donald Trump, volessero veramente uscire
dall’Alleanza, bastano e avanzano lo stesso per la difesa comune. D’altronde servono
i trattati, le alleanze, non che ogni paese, singolarmente, debba poter far
fronte ad un eventuale attacco nemico. Come, peraltro, è successo con la Pace
(relativa) in questi ultimi ottant’ anni. Ma, poi, le armi nucleari sono così
tanto diffuse da scoraggiare chiunque a fare azioni aggressive. La Russia, che
dovrebbe rappresentare il nemico dell’Occidente più potente e pericoloso, da
più di quattro anni, con migliaia di morti, infinite distruzioni e montagne di
soldi persi, non è riuscita a sopraffare l’eroica resistenza dell’Ucraina, che
ora, con armi più sofisticate, ha deciso di reagire creando grossi problemi a Vladimir
Putin, l’aggressore. Tutti questi miliardi si potrebbero, e si dovrebbero, risparmiare,
per investirli, prima di tutto, nella ricerca sanitaria, e poi per arginare e ridurre
le emissioni inquinanti, trovando, con pragmatismo responsabile, le soluzioni
migliori nell’interesse delle future generazioni. Molte di queste risorse
potrebbero essere impiegate anche per aiutare, nel loro paesi, i potenziali migranti.
L’Africa è il continente più ricco di materie prime al mondo, con circa il 30%
delle riserve minerarie globali e una dote geologica valutata 8,6 trilioni di dollari.
Oro, diamanti, platino, cobalto, manganese e cromo, e abbondanti minerali per
la transizione energetica e tecnologica come litio e coltan. Aiutiamoli lì, nei
loro paesi. “Così che nessuno – come ha detto ieri il Papa – sia costretto ad
emigrare”. Soluzioni troppo facili? Forse, me ne rendo conto: è l’utopia,
pervasa di ottimismo e buonsenso, di un vecchio liberale.
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
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