Un Paese tra servizi carenti e troppi migranti che non è in grado di accogliere
Ogni
tanto, l’incalzare della cronaca e dei problemi, ti impongono a fare, con
onestà ed estremo pragmatismo, qualche domanda. Come queste: ci sono le condizioni
per ospitare, in Italia, un numero infinito di stranieri? E quando sono troppi
andrebbero rimpatriati? Lo so, per Matteo Salvini non sarebbe il caso nemmeno di
porre questo genere di quesiti, soprattutto dopo il folle gesto di Salim El
Koudr, a Modena. Ma, senza voler speculare sulla tragedia provocata da Salim, da
lui dobbiamo partire perché l’italo-marocchino ha messo il dito, con le sue pur
deliranti dichiarazioni, a un problema enorme, vero e drammatico: quello
dell’occupazione. Ecco ciò che ha scritto, e più volte mandato all’Università
di Modena: “Dovete farmi lavorare come impiegato (è laureato in economia, ndr) non magazziniere capito, e qua a
Modena e non in culo al mondo dove ti rimangono in tasca 500 euro al mese se ti
va bene. Fatemi lavorare, cristiani di m…”. Non bisogna speculare, si è detto,
e va bene, ma non bisogna nemmeno far finta che non sia successo nulla, e,
soprattutto, che il problema del lavoro non esista. Gli immigrati extra europei, in Italia, sono
3,8 milioni ed hanno un tasso di occupazione, riporta il Sole 24 Ore, al 61%,
poco inferiore a quello degli italiani. Nei talk show, alcuni pseudo
intellettuali raccontano sempre che gli stranieri servono, anzi sono
indispensabili all’Italia, perché ci mantengono e salvano il bilancio dello
Stato. Cosa che non è affatto convincente. Ma se il 39%, cioè un milione e
mezzo, non è occupato, e quindi non guadagna, come vive? Ed è a carico di chi? Anche
tra gli italiani c’è la stessa percentuale di disoccupati, è vero, ma a parte
che non si possono mandare via, in qualche modo, essi, possono sbarcare il
lunario, in famiglia o con parenti e amici, ma agli stranieri chi li sostiene?
Certo, ci sono, benemerite, le associazioni umanitarie, ma sono in grado di
mantenerne così tanti e per tutta la vita? E, allora, prima o poi, finiranno a
fare il lavoro in nero o cominceranno a delinquere in proprio o, peggio,
mettendosi al servizio, e diventandone schiavi, delle organizzazioni criminali.
Una situazione seriamente preoccupante che riguarda l’ordine pubblico e la
sicurezza, ormai messa, con la sanità, al primo posto nelle graduatorie delle
inquietudini degli italiani. D’altronde dovrebbe essere evidente che non è possibile
accogliere tutti. Prima di dire idiozie in tv e fare del buonismo a buon mercato,
bisognerebbe entrare in qualche pronto soccorso, o chiedere a chi ha la sfortuna
di frequentare gli ospedali, sentire i milioni di italiani che negli ospedali
nemmeno ci vanno perché la sanità pubblica non consente loro di curarsi, per la
lungaggine delle file di attesa. Giorni fa, al cup dell’ospedale di Perugia ad
una richiesta di visita urgente per la terapia del dolore è stato risposto: prima
data “utile” dopo 40 giorni. La terapia del dolore - si capisce - va fatta
quando c’è il dolore, dopo più di un mese si immagina che sia passato il dolore,
perché si è guariti, o perché si è stati costretti a rivolgersi, se si hanno i
soldi, ad una struttura privata. Se la risposta del servizio sanitario, sempre
più spesso, è questa, data, peraltro, a persone che per 40 anni hanno pagato i
contributi obbligatori per l’assistenza sanitaria, significa il totale fallimento
del principale servizio pubblico, peggiorato dopo averlo assegnato alle
regioni, che ne hanno fatto un centro di potere e di clientelismo, e le cui
disfunzioni incidono pesantemente sulla vita dei cittadini. Se la sanità non è
in grado di rispondere alla richiesta degli italiani lo potrà fare ancora meno
se si aggiungono, in numero rilevante, gli stranieri. Lo stesso, più o meno,
succede con il lavoro. Mi pare siano dati oggettivi, evidente, inconfutabile.
Eppure ci sono partiti che cercano voti tra i disperati, che non cercano soluzioni,
perché non vedono problemi, per loro non esistono. L’Italia - questa la tesi
ricorrente - deve accogliere chiunque, tutti, sempre, a prescindere. Non è,
come può sembrare, un atteggiamento solidale e umanitario, è soltanto interessato,
demagogico e irresponsabile.
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
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