L'Europa matrigna che tradisce governo e imprenditori

 

Irritanti oltre che bizzarri mi sono parsi i severi richiami che, ieri, dal palco, durante l’assemblea di Confindustria, sono stati rivolti all’Europa. “L’Europa, gigante burocratico, deve fare meno e meglio per sconfiggere la crisi. Ci sono meccanismi burocratici infernali, peso soffocante di oneri amministrativi e regolamenti”, ha detto Giorgia Meloni. “A Bruxelles burocrazia lunare, deve cambiare strada e deve cambiare passo”, ha aggiunto, dal canto suo, Emanuele Orsini, presidente degli imprenditori italiani. Di lunare ci sono, in verità, anche queste lagnanze. Del tutto incomprensibili. A chi sono rivolte? Sembra a noi, che non c’entriamo nulla e, soprattutto, non contiamo nulla. Andrebbero rivolte, invece, in primis, a chi queste situazioni ha creato o comunque favorito, scegliendo e mandando a Strasburgo e a Bruxelles, le solite amiche e i soliti amici, senza arte né parte, mestieranti di terz’ordine. Quante volte abbiamo, inutilmente, protestato nel vedere quelle corriere per Strasburgo piene di incompetenti, mandati a scaldare le sedie, quando hanno voglia di andare, e a percepire, sempre, compensi da favola. Quante volte. Ci sono sembrate le gite organizzate dalla Proloco.  Senza autorevolezza e adeguate competenze, i nostri rappresentanti, e con loro l’Italia, non contano nulla. Si è visto un’infinità di volte. E i primi ad essere responsabili di questa situazione sono proprio loro, Giorgia Meloni e Emanuele Orsini che, immagino, abbiano avuto peso, nei rispettivi ruoli, nelle scelte delle candidature europee. Perché i problemi sollevati sono veri e incidono pesantemente nella vita di ogni giorno. Ma non si possono mai risolvere se nelle sedi istituzionali europee non c’è una adeguata rappresentanza nazionale, compatta e qualificata, in grado di saper fare gruppo e imporre indirizzi e decisioni che siano nell’esclusivo interesse dei cittadini. Poi, succede pure che quando ci sono le risorse non sappiamo utilizzarle, com’è successo con il Pnrr, il piano per mettere il turbo all’economia, che non si è saputo sfruttare adeguatamente, “caduto nel vuoto” sostiene il Financial Times, infatti l’Italia dei 166 miliardi finora ricevuti (nove delle dieci rate previste) ha speso solo il 57%.

Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com – Agenzia Stampa Italia                 


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