Con la guerra crescono i listini di Borsa e i prezzi delle merci, affari per (quasi) tutti

 

Ieri il Sole 24 Ore ha scritto che “nonostante la guerra in Medio Oriente e il petrolio che quota 109 dollari al barile, Wall Street ma anche altri listini, tra cui Piazza Affari, sono sui massimi storici”. Mi permetto di rettificare il quotidiano confindustriale, perché avviene il contrario: grazie alla guerra succede che le Borse di alcuni Paesi, come gli Stati Uniti e l’Italia, aumentano. Qui da noi, la guerra, per molti, è, da sempre, un grosso affare: senza alcuna regola da rispettare, e senza alcun controllo, ognuno può fare quel che vuole, una pacchia. Abbiamo a suo tempo, e senza alcuna conseguenza, denunciato tempestivamente, quella sporca e volgare speculazione che è stata fatta, qualche mese fa, con l’aumento immediato di tutti i prezzi dei carburanti alla pompa, appena si è saputo dei primi vagiti della guerra in Medio Oriente. È stato fatto qualcosa? Nulla, come al solito, a parte il mesto e malinconico bla bla di qualche ministro penoso. È inutile aggiungere che gli affari maggiori li fanno le imprese che producono armi, con le conseguenti ripercussioni positive sui listini di Borsa, ma ne approfittano tutti per aumentare tutto quello che si può aumentare, cominciando dalle società del settore utility, che se il petrolio aumenta, a 109 dollari, o anche più, a loro non interessa, perché aumentano, a loro volta, i carburanti, e i servizi, che scaricano, poi, tutto sui consumatori finali. Ne hanno approfittato, e non c’entravano quasi niente, pure le assicurazioni e le banche e tutti, poi, hanno il coraggio di vantarsi, nei festeggiamenti annuali, perché sanno chiudere i bilanci con utili miliardari. Così è troppo facile. Dato che c’erano, si sono scatenati anche quelli dei supermercati, con l’aumento dei prezzi di tutti i beni di prima necessità, quelli che si mettono nel famoso carrello della spesa. Le nespole sono a 7, 86 euro, le ciliegie, che ormai le tengono protette dai vetri antiproiettile, a 15 euro, e così aumentando. A questo punto è inutile chiedersi chi sopporta maggiormente il peso di tutti questi aumenti, perché è scontato, sono i soliti: i lavoratori dipendenti e i pensionati. Ma a chi  importa? Importante è che la Borsa aumenti e che i sondaggi siano stabili. D’altronde, le distrazioni di massa per non seguire e capire quello che avviene non mancano, da Garlasco a Sinner, c’è solo la difficoltà della scelta.  

Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com – Agenzia Stampa Italia


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