Il primo "tiro" della sinistra è un autogol: la solita patrimoniale
Che
siamo messi male è così evidente che non sarebbe nemmeno il caso di ricordarlo.
Sia dal punto di vista politico che economico. Mentre la destra è ancora a
leccarsi le profonde ferite, inferte dalla dolorosa sconfitta referendaria, addirittura
in “depressione”, come sostiene uno dei giornalisti che quotidianamente
s’abbevera alle fontane di palazzo Chigi, la sinistra dibatte, da mesi, se bisogna
fare o non fare le primarie: per la gente comune, il nulla. Poi prova a dire qualcosa
sul programma elettorale, in vista delle politiche del prossimo anno, e parte con
un autogol: la patrimoniale. Provocata, ogni volta, da quell’ossessione che i
ricchi non pagano mai abbastanza e devono pagare ancora di più. Perdendo
consensi e commettendo un triplice errore. Intanto perché sarebbero da
apprezzare, e non da penalizzare ulteriormente, quelli che ancora tengono i
patrimoni in Italia, soggetti a tassazione, a differenza della stragrande maggioranza
dei veri ricchi che hanno trovato il modo, più o meno lecito, per sottrarsi al
già pesantissimo fisco italiano. Non aver capito questo è un limite
intollerabile. Ma il secondo errore è, forse, ancora più grave: è che la lotta
da fare è, principalmente, agli evasori fiscali. Il vuoto culturale che hanno, piuttosto
evidente, non consente loro di capire che avere un’evasione che si aggira, ogni
anno, sui cento miliardi di euro è una perdita insopportabile per un paese come
il nostro - il peggio messo in Europa - che ha più di 3.193 miliardi di debito
(ogni persona 52.000 euro) in continuo, inarrestabile aumento. E il fatto di
non provare a combattere questa evasione rappresenta una macroscopica, gravissima
complicità. La terza ragione è che il nostro paese ha il record di patrimoniali,
una ventina, e in venti anni sono cresciute del 74%, e alcune sono pure
incostituzionali, in quanto colpiscono in maniera indiscriminata e pesante il
risparmio che, invece, andrebbe difeso, secondo quanto dispone l’art.47 della
Costituzione: “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue
forme”. Non è così: non tutela e non incoraggia. La casa, infatti, che è il frutto
del risparmio primario degli italiani, è la fonte di una miriade di
patrimoniali, dall’Irpef all’Imu, dalla Tari alle imposte di successione. Poi
ci sono, senza elencarle tutte per non annoiare, altre patrimoniali, come l’imposta
di bollo su depositi bancari, prodotti finanziari e strumenti di investimento. Imposte
di registro, ipotecaria e catastale. Bollo auto e altre tasse su beni di lusso.
Per qualche sprovveduto della sinistra sono evidentemente poche e bisogna
aggiungerne un’altra. Tra queste brevi, amare riflessioni emergono tanti buoni
motivi per non andare a votare, come fa ormai la maggioranza dei cittadini
italiani. Io a votare ci sono sempre andato, con un piccolo accorgimento: turandomi
il naso, come consigliava Indro Montanelli. Ma capisco i molti che non vogliono
dare il voto a candidati così tanto scadenti che poi si ritrovano pure, senza
alcun merito e capacità, a governare il paese. E mi sovviene Roberto Baggio che,
in una recente intervista, ha ricordato il padre che diceva che i soldi, non
meritati, portano sfortuna. Il pensiero, e tutta la mia comprensione, va a quell’esercito
di sfortunati che siede in Parlamento.
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
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