Le nostre amene ricchezze, che non sapevamo di avere, scoperte dalla statistica e dalla stampa servizievole
Ogni
mattina, nella consueta rassegna stampa, si riescono a cogliere delle strabilianti
sorprese che un po’ fanno ridere, un po’ fanno irritare, soprattutto fanno
compatire coloro che, ogni giorno, devono scrivere, a prescindere da quello che
accade, a favore del governo e dei suoi fantasmagorici protagonisti. Oggi, in
cattedra, a spiegarci la situazione economica, è salito Mario Sechi, direttore di
Libero. Il suo editoriale si è reso
assolutamente necessario per porre un qualche rimedio “all’ignoranza di gran
parte dei leader dell’opposizione su come funziona l’economia”. Intanto ci fa
sapere che “la stabilità è la condizione primaria per proteggere la ricchezza
reale di milioni di italiana. Il nostro è un Paese ricco che nella retorica
politica ama raccontarsi povero, una bugia. Il rapporto congiunto Banca
d’Italia e Istat, certifica che alla fine del 2024 la ricchezza netta delle
famiglie italiane ha raggiunto 11.732 miliardi di euro, con un patrimonio pro
capite di 199.000 euro, meglio del Regno Unito. Quello che tutti dimenticano è
che siamo una nazione straordinariamente ricca, con uno Stato
straordinariamente indebitato”. Se Sechi avesse studiato la statistica o avesse
almeno letto Trilussa avrebbe saputo che se, in due, uno mangia due polli e uno
niente, per la statistica hanno mangiato un pollo per uno e sono entrambi
“satolli”. Vorrei solo ricordare a Sechi che è un errore clamoroso distribuire
così, ad capocchiam, la ricchezza,
perché al di là dei tanti poveri, che pure ci sono, che lui non vede perché è
mantenuto dallo Stato, con i cospicui finanziamenti al suo giornale, quel dato
sui risparmi sta ad indicare che non è affatto vero che siamo tutti ricchi. Sta
ad indicare, semmai, squilibri enormi, e sta anche ad indicare che ogni
famiglia è costretta a risparmiare, se è in condizione di poterlo fare,
ovviamente, per poter far fronte alle incertezze che caratterizzano la vita di
questi anni, cominciando dalla tutela della salute. Che è un diritto di ogni
cittadino, secondo quanto dispone l’art. 32 della Costituzione, mentre, invece,
ci sono almeno 6 milioni di persone, che, evidentemente, non si sono resi
ancora conto di avere quel patrimonio di 199.000 euro, scoperto da Sechi, e
sono costretti a rinunciare alle visite o esami diagnostici necessari. Ma il
direttore continua a bisticciare con la statistica quando si avventura nei
sondaggi sulla fiducia al governo, in cui vede “il centrodestra competitivo”.
Ma non vede quel 30% di indecisi che, come si è visto con il referendum, sono
quelli che fanno, poi, la differenza. “In qualsiasi altro sistema politico (sic) un governo a questo punto del
mandato - dice Sechi - ha esaurito il
credito di fiducia. In Italia no”. Certo che no. Semmai sono pochi i consensi,
se si considera i 2,1 milioni che, grazie ad uno sciagurato e abnorme
privilegio fiscale del centrodestra, pagano, fino a 85.000 euro di reddito, la
flat tax, cioè solo il 5% o il 15% di Irpef, e poi ci sono tutti quei milioni di
cittadini che per ignavia e complicità governativa (non solo di questo
esecutivo, ovviamente) possono facilmente evadere 100 miliardi di imposte
l’anno. Lo zoccolo duro elettorale è questo. Volendo, si potrebbe anche
chiamare, quando sarà, voto di scambio.
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
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