Il Paese dei cento Niscemi: sordo, accucciato, complice, impotente
È
sgradevole, e può sembrare anche di pessimo gusto, prendere lo spunto da questo
immane disastro che si sta verificando a Niscemi, dove una collina si sta
sbriciolando distruggendo tutto, casa ed affetti, e lasciando sul lastrico
migliaia di cittadini. Dispiace, ma, prima o poi, bisogna pure dirle le cose
come stanno. Perché è accaduto? Perché è stato consentito alla povera gente di
costruire la casa dove non si poteva, dove c’erano, evidenti, i presupposti che
prima o poi ci sarebbe stata una frana? Si è lasciato fare come in migliaia di
altri casi perché la politica pur di acquisire consensi, e prendere voti,
lascia fare, senza pensare alle conseguenze. Altrimenti non ci potrebbe essere
quello che racconta l’Istat: ogni cento case costruite in Italia, quindici sono
abusive. Al Sud e nelle isole ogni cento case costruite sono abusive oltre
quaranta. In Umbria - riporta la locandina di un quotidiano - sono 18 mila le persone
che vivono con il rischio frane. Le case vengono fatte costruire dappertutto: a
due passi dal mare, sul terreno demaniale, in zone franose, alle pendici del
Vesuvio, in zone ad alto rischio sismico come il ponte sullo Stretto di Messina,
perché così vuole Matteo Salvini, e non si capisce bene perché. E lo Stato non
è impotente, come si pensa e si dice, al contrario: è complice. I politici
favoriscono questa diffusa deregulation
per avere in cambio il consenso, come dimostra il fatto che quando qualche
organo vorrebbe controllare loro, e tutti gli altri, fanno di tutto (vedi oltraggio
continuo alla magistratura, leggi ad personam, intralci inverecondi alla Corte
dei Conti) per ostacolarlo e, se è possibile, abolirlo. Questi “meriti” portano
voti, ma anche disgrazie, prima o poi. E allora succede che ci si trovi di
fronte a enormi ingiustizie, eppure nessuno protesta. Come sia possibile che ci
obblighino a pagare i contributi per la sanità già dal primo giorno lavorativo
e, dopo 40 anni di versamenti, se si ha bisogno di assistenza, bisogna
rivolgersi ai privati, (ri)pagando un servizio che è stato già pagato allo
Stato, non al delinquente di turno. Eppure nessuno pensa di protestare
seriamente. Proprio in questi giorni si è pagato il bollo auto alle regioni per
tenere in ordine le strade e i marciapiedi, ebbene le strade e i marciapiedi
sono un disastro, in pessime condizioni, un po’ dappertutto, ma a nessuno viene
in mente di protestare, scendere in piazza con gli striscioni pro strade e no buche.
Niente. Si decide di fare pagare, alle partite Iva e ai professionisti, l’Irpef
con la flat tax, cioè con una sola aliquota,
ridotta, al 15% (all’inizio dell’attività, per i primi cinque anni, addirittura
il 5%) fino a 85.000 euro di reddito, mentre i dipendenti e i pensionati, con
lo stesso reddito, pagano il triplo (il triplo!) di Irpef. Cosa non solo iniqua
e vergognosa, pure clamorosamente illegittima dal punto di vista
costituzionale. Ma il Colle non si accorge di nulla. Milioni di contribuenti,
ogni anno, non pagano cento miliardi di euro di imposte. E nessuno non solo
pensa a scoprire gli evasori, nemmeno a protestare. Come sia possibile? È
possibile perché questo è il sistema perfetto per il voto di scambio: la
politica fa fare a tutti i propri comodi, così ognuno si ritrova complice, con
un piccolo, grande scheletro nell’armadio e, con in più, un debito di
riconoscenza che non gli consente di protestare, facendolo diventare, più o
meno consapevolmente, suddito, rassegnato, impotente. Poi, quando succedono i disastri,
tutti cadono dal pero. Accade questo in un Paese sordo, accucciato, truffaldino
e arrendevole.
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
👏👏👏👏👏👏👏
RispondiEliminaTutto condivisibile, grazie
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