Lo scivolone di Giorgia Meloni

 

Chiariamo subito, al fine di anticipare, e quindi evitare, inutili polemiche: per me la violenza con oggetti pericolosi con i quali alcuni delinquenti hanno colpito ripetutamente il poliziotto Alessandro Calista, a Torino, durante una manifestazione, degenerata in guerriglia, contro la chiusura di un centro sociale, sia da considerare tentato omicidio. Aggiungo qualcosa di più: se fossi stato io al posto del poliziotto, probabilmente, avrei tirato fuori la pistola d’ordinanza e ne avrei ammazzato qualcuno. La prima cosa da fare è, quindi, e mi pare non sia stato fatto, riconoscere, all’uomo in divisa, di essersi comportato con il massimo senso di responsabilità, da perfetto servitore dello Stato, perché alla violenza non ha risposto con altrettanta violenza. Detto doverosamente tutto questo, bisogna aggiungere che queste considerazioni sono mie, di un giornalista che non conta nulla. Chi, al contrario, conta e decide molto, deve tenere un altro comportamento, più sobrio e contenuto, perché rappresenta una delle più alte cariche dello Stato, vale dire presidente del consiglio dei ministri, cioè capo del governo, e non può dire e fare quello che vuole come ha fatto Giorgia Meloni, cioè dire, quasi a suggerire (se non proprio a condizionare e imporre) al magistrato inquirente che si sia trattato di “tentato omicidio”.  Non perché non sia vero, e non debba essere questo il capo di imputazione, ma perché questa decisione, dopo aver valutato con la dovuta attenzione i fatti, così come si sono verificati, spetta solo al pm (cioè ad un altro potere dello Stato) che sta appunto dirigendo le indagini. L’imputazione di lesioni, rapina e violenza a pubblico ufficiale, è soltanto provvisoria, aspettiamo che sia conclusa l’inchiesta. Questo per evitare che l’autorevole pensiero, sull’ipotesi di reato di Giorgia Meloni, offra lo spunto ed il pretesto, come è successo, questa mattina, ad alcuni giornali, per scatenare, peraltro con confronti e accostamenti che non c’entravano nulla, ennesimi attacchi, gratuiti e preventivi, alla magistratura.

Fortunato Vinciwww.lidealiberale.comAgenzia Stampa Italia  


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