Un Paese senza equilibrio, praticamente allo sbando

 

Le risse quotidiane dei poteri dello Stato, degenerando oltre ogni limite, stanno portando il Paese allo sbando. Il referendum del 22 e 23 marzo, per confermare o meno la riforma della giustizia, interessa poco ai contendenti: è solo l’occasione per litigare, usando parole e atteggiamenti inaccettabili. Ieri è stato costretto ad intervenire al plenum del Consiglio superiore della magistratura, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per richiamare le istituzioni a “rispettare il Csm”, organo di rilevanza costituzionale. Questo perché qualche giorno fa Carlo Nordio, ministro della Giustizia, aveva detto che il Csm usa metodi para-mafiosi. Nordio -  il richiamo è stato evidentemente fatto soprattutto a lui -  ha risposto: “Mi adeguerò alle parole del presidente”. Chiunque, a questo punto, è in grado di capire che la situazione è, ormai, fuori controllo. Il governo, ogni giorno, tiene un atteggiamento straripante: è insofferente perché vuole sottoporre la magistratura al potere politico, violando palesemente, (fin che dura) l’art. 104 della Costituzione che dice “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. E, invece, ogni volta che qualsiasi giudice decide in contrasto con quello che dice e pensa il governo viene attaccato con critiche feroci, ignorando anche il secondo comma dell’art. 101 “i giudici sono soggetti soltanto alla legge”. Le critiche, in particolare, di Giorgia Meloni e di Carlo Nordio, ogni giorno, sono gravissime e intollerabili, nettamente fuori dal contegno istituzionale che, entrambi, hanno il dovere e l’obbligo di tenere. E questo affanno a denigrare ciò che fanno i magistrati è un segnale evidente che il principale scopo della legge di riforma è proprio quello di sopporre i magistrati al potere politico. Mi pare non ci possano più essere dubbi. Al di là degli errori che fanno i magistrati, come tutti. Così la mobilitazione per la campagna referendaria è fatta con la massima falsità e spregiudicatezza. Oggi, per esempio, su un quotidiano, senza un minimo di pudore, c’è scritto questo “bisogna pensare a spiegare la riforma, e soprattutto a raccontare storie di cattiva giustizia. I cittadini capiranno e voteranno sì”. Pur essendo evidente - almeno questo riconosciuto da tutti - che la riforma non potrà assolutamente intervenire ad evitare né le lungaggini né gli errori di cattiva giustizia, i due veri problemi della giustizia, si insiste, in maniera martellante, con i casi Tortora e Garlasco, che non c’entrano assolutamente nulla, ma colpiscono, con l’inganno, l’attenzione e la buona fede dei cittadini. Più scorretti di così…

Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com – Agenzia Stampa Italia  


Commenti

  1. Alcuni pensieri di fronte a questo scempio di lotta continua. In primo luogo, dobbiamo renderci conto che la quantità di fango che Meloni e il governo stanno gettando addosso ai magistrati non potrà che aumentare nelle prossime settimane, con buona pace di Mattarella. In secondo luogo, dobbiamo ammettere che sono specialisti impareggiabili e indiscutibilmente efficaci nella strumentalizzazione di sentenze specifiche, capaci di solleticare a proprio vantaggio la pancia di un'Italia distratta. Penso al risarcimento di 700 euro stabilito dai giudici per il tunisino pluricondannato o ai 75.000 euro di soldi degli italiani per la Sea Watch che scarica migranti nel nostro Paese. Tanto da far domandare alla Meloni se "il compito dei magistrati sia far rispettare la legge o premiare chi si vanta di non rispettarla". O, più in generale, che il governo non riesce a raggiungere nessuno dei suoi obiettivi promessi perché i magistrati si mettono sempre di traverso.
    In una situazione del genere, un alleggerimento del clima sarebbe sospendere l'emissione di sentenze in materia di immigrazione e sicurezza fino al referendum. Tutto sommato, si tratta di poche settimane, niente in confronto ai tempi della nostra giustizia.
    FF

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