Si sta sciogliendo come un gelato, la Lega in mano a Matteo Salvini, mentre incombe l'Opa di Vannacci
L’ultima
pensata di Matteo Salvini, segretario della Lega, nonché ministro dei Trasporti
e delle Infrastrutture, oltre che vicepremier, è quella di un “ritiro”, come
fanno le squadre di calcio in crisi, perdenti e in fondo alla classifica.
D’altronde le intenzioni di voto riportate dal sondaggio di Nando Pagnoncelli
per il Corriere della Sera, qualche
giorno fa, danno la Lega al 5,7%. E i risultati nelle amministrative, ancora in
corso con i ballottaggi, sono, anch’essi, scoraggianti. Gli si sta sciogliendo
in mano, come un gelato, un partito che aveva avuto altri volti, altro peso e
considerazione. Una delle ultime trovate è stata quella di lanciare, da
depresso e sprovveduto, l’ipotesi della possibile fine anticipata della
legislatura. È durata solo qualche ora quella “minaccia”, il tempo che qualcuno,
che aveva sfogliato la Costituzione, abbia avuto modo di spiegargli che lo
scioglimento delle Camere, e le eventuali nuove elezioni, sono decise dal
Presidente della Repubblica, e non basta fare una semplice crisi di governo. Tentativo,
quindi, maldestro e grottesco, con immediato rinculo. Matteo Salvini è ormai un
peso morto per il governo e, purtroppo, per il Paese. Ma lo è anche per la Lega
che perde voti e pezzi a favore di Roberto Vannacci, il generale, scoperto, e
lanciato nell’agone politico, proprio da Salvini, con una delle sue tante disastrose
imprese pseudopolitiche. Un’operazione boomerang per la Lega e per Salvini. Che
non ha capito che il generale non è un tipo abituato a stare in un contesto in
cui non conta niente; non solo, era mal visto dai maggiorenti della Lega,
nonostante alle europee del 2024, sulle ali del successo del libro “Il mondo
alla rovescia”, avesse raccolto 555.980 voti. Era abbastanza evidente che si
trattasse di un corpo estraneo, e che, prima o poi, avrebbe lasciato i leghisti
e, con loro, il taxi che lo aveva portato a Strasburgo. E così è stato, dopo
che è naufragato anche l’ultimo, estremo, disperato tentativo di nominarlo
vicesegretario del partito per tenerlo “legato” al Carroccio. Ora con il vento
in poppa e con il suo nuovo partito, “Futuro Nazionale” (il 13 e 14 giugno, a
Roma, l’assemblea costituente) Roberto Vannacci, cresce, come dicono i suoi
fans, esagerando un pochino, “in modo astronomico”, comunque veleggia, con un
consolidato 4,8%, verso percentuali più ambiziose, mentre “sbarchi importanti”,
per contare di più in Parlamento, sono attesi dopo l’ultimo arrivo di Laura
Ravetto. E più tempo passa e più la Lega si assottiglia. Ed è proprio questa
situazione a provocare affanno e angoscia a Matteo Salvini che dovrà assistere,
impotente, ancora per un altro anno, a questa agonia politica. Mentre naviga, a
modo suo, tra le sue ossessioni: dalla simpatia per Putin all’impegno per il
ponte (inutile e costosissimo) sullo Stretto di Messina, dai migranti all’odio
per l’Europa. Dal suo cassetto delle idee, compaiono solo frasi banali e
scontate, del qualunquismo popolano di terz’ordine. Inutili nel dibattito e nel
confronto politico. L’unica cosa che non si riesce però a capire è come i
leghisti abbiano potuto lasciarlo fare in tutti questi anni, facendogli
danneggiare gravemente il partito, ridotto ai minimi termini, e con il rischio
di essere assorbito dall’Opa, incombente, di Roberto Vannacci.
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
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