Qualche stolto che ha tentato di sfregiare la festa della Repubblica

 

Forse perché si trattava di un appuntamento e una tappa importante, quello di festeggiare gli ottant’anni della nascita della Repubblica, che c’è stato qualche stolto, più del solito, che ha cercato di sfregiare la festa, con critiche assurde e surreali. Cominciamo da colui che, alla vigilia, ha scritto che ormai non si tratta di repubblica, ma di monarchia perché Sergio Mattarella, come un re, sta lì, al Quirinale, da 12 anni. Una tiratina d’orecchi, di tanto in tanto, anch’io mi permetto di fare al presidente, come certamente sanno i tanti amici lettori, ma si tratta di rilievi sotto il profilo squisitamente costituzionale e, comunque, sempre con il garbo che si deve oltre che alla carica, all’uomo di sani principi, quale mi sembra essere Sergio Mattarella. Ebbene, ora dargli la colpa perché non è andato via dopo i sette anni previsti dalla Costituzione, è un’accusa e un falso clamoroso, del tutto intollerabile. Mattarella, al termine del mandato, nel gennaio 2022, come si ricorderà, aveva salutato tutti, in parte aveva già fatto fare pure il trasloco, quando i lillipuziani della politica che ci troviamo tra i piedi, non hanno saputo trovare il successore e, dopo diverse e inutili votazioni, hanno chiesto con insistenza al presidente, peraltro contrario e riluttante, di rimanere. Questo è accaduto. Travisare i fatti per criticarlo è il massimo dello squallore. Subito dopo vengono coloro che hanno contestato la sfilata con i soldati e le armi, pure sofisticate. Evidentemente si aspettavano di trovare i militari con i fucili e le baionette di un tempo, hanno visto, invece, il cane robot e i droni, e cosa, che è parsa loro più vergognosa, è che sono stati costruiti in Italia. Il tutto, ovviamente, legato al fatto, richiamato, peraltro a sproposito, un’infinità di volte, che nella Costituzione, all’art. 11, c’è scritto che “L’Italia ripudia la guerra” ma è specificato “come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Vuol dire che l’Italia non può invadere un paese libero e democratico, cioè sono proibite le guerre di conquista, solo questo. Tanto è vero che poi all’art. 52 si trova un altro importante principio “La difesa della patria è un sacro dovere del cittadino”. I due articoli non sono in contraddizione, sono, al contrario, complementari. Non si deve attaccare, ma se ci attaccano è un dovere, pure sacro, difenderci. Mi sembra saggio realismo. Che altro avrebbero dovuto e potuto scrivere, di meglio, ottant’anni fa, i padri costituenti? Che in caso di attacco ci dovremmo subito arrendere per evitare il conflitto e la guerra? Come qualche filorusso, al soldo di Putin, ha immaginato e scritto avessero dovuto fare gli ucraini quando i carri armati della Russia hanno invaso, ormai più di quattro anni fa, la loro terra? Dunque, la difesa. Ma come si può fare senza le armi? Come si può difendere una nazione? Certo, ci sono tanti modi per farlo, per rispettare i principi costituzionali e mantenere la pace. Per questo sono da auspicare e sostenere accordi e trattati con altre nazioni, per ridurre drasticamente le armi ed essere, nel contempo, più forti e più sicuri, cercando sempre, prioritariamente, con ogni mezzo, la convivenza pacifica. Criticare una sfilata in cui ci sono pure i vigili del fuoco, i volontari della protezione civile e le crocerossine, mi è sembrata una stupidaggine ideologica. Volendo, si può anche fare a meno, certo, evitando omelie impregnate, a volte, di eccessiva retorica, ma cosa cambierebbe, in concreto? Per un giorno, la festa della Repubblica, inneggiando alla democrazia, in un concentrato di valori, si può accettare e apprezzare, nel segno della pace, con sentimento patriottico.      

Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com – Agenzia Stampa Italia


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