Kimi Antonelli, campione eccezionale che dà pure lezioni di guida

 

È stato uno spettacolo straordinario la gara di Formula 1 che, domenica, Kimi Antonelli ha vinto (quinta gara di seguito) a Monaco, alla guida di una Mercedes, strapazzando gli avversari e consolidando il suo primato in classifica. A soli diciannove anni. Lo ha fatto perché ha talento, perché ha una macchina eccellente, perché è saggio. La cosa che mi ha colpito di più di Kimi, ieri, però, non è stata solo la velocità, perché non è stata la velocità a fare la differenza, e questo, in verità, può sembrare, in una competizione di questo genere, una sciocchezza. Invece il pilota bolognese ha avuto la meglio, ed ha vinto, perché ha mostrato una eccezionale abilità nella guida, ha rasentato la perfezione padroneggiato l’automobile con la massima disinvoltura e naturalezza. E con la massima disinvoltura e naturalezza ha affrontato quei tornanti insidiosi, ogni volta, nei 78 giri, s’è vista la sublime destrezza nello sfiorare, come ad accarezzare, ogni rischio e pericolo, con la sicurezza, l’audacia, il coraggio del campione. Quei filmati andrebbero fatti vedere, e spiegati nei dettagli, nelle scuole guida, ai futuri automobilisti, sono autentiche lezioni di come si deve guidare. A completare una giornata indimenticabile (anche per tutti noi spettatori) la premiazione: sul podio, Kimi, ci è andato avvolto nella bandiera tricolore, mentre la banda suonava l’inno di Mameli. Pennellate di classe d’un quadro d’autore, eccezionale, nella storia della Formula 1.

Fortunato Vinciwww.lidealiberale.comAgenzia Stampa Italia


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