I diritti dei magistrati e quelli dei cittadini che sono chiamati a pagare
Per
qualche anno c’è stato - ricorderete - un lungo e logorante braccio di ferro tra
Silvio Berlusconi e la magistratura. In quel periodo c’era anche uno strapotere
di Berlusconi, presidente del Consiglio dei ministri, con larga maggioranza
parlamentare. Sarebbe stato il momento giusto, non come gesto punitivo o di
ritorsione, ma, molto più semplicemente, come atto di giustizia, adeguare, con
una legge, la retribuzione dei magistrati a quella di altre categorie del
pubblico impiego, tutte quelle con competenze, doveri, rischi e responsabilità
notevoli. Non sono mai riuscito a capire perché lo stipendio dei magistrati debba
essere nettamente superiore, e con particolari, inspiegabili e ingiustificabili
privilegi, tra cui l’unica categoria ad avere l’adeguamento dello stipendio al
costo della vita, automatico, ogni tre anni. È vero, la Costituzione mette in
evidenza, per il ruolo che svolge, l’indipendenza e l’autonomia, ma questo non c’entra
nulla con la retribuzione. Ora c’è la richiesta di maxi arretrati e aumenti di
stipendio per tutti gli 11.000 magistrati italiani, fino ad arrivare a 100.000
euro a testa. È la diretta conseguenza, naturalmente, di quegli eccessi retributivi
di cui sopra. La famosa classe media li prende quei soldi (e solo quelli) in
tre anni! Si tratta - dice l’Anm - di un
atto dovuto, in esecuzione di sentenze definitive del Tar e del Consiglio di
Stato (in calabrese: io ma cantu e io ma sonu). Giorgia Meloni, che deve
deliberarlo con un Dpcm, è decisa a resistere e non pagare. L’ennesimo
conflitto tra politica e magistratura? No, questa volta è diverso, ha ragione
la presidente del Consiglio, che può invocare l’equilibrio di bilancio,
dell’art. 81 della Costituzione, in quanto la spesa, in totale, sarebbe di
circa un miliardo di euro. È il caso di ricordare che la Corte Costituzionale e
la Cassazione hanno più volte stabilito che i diritti sociali ed economici non
sono “assoluti”, ma sono finanziariamente condizionati dalle risorse
disponibili, con conseguente bilanciamento degli interessi; e, per questo, i
giudici hanno spesso legittimato il diniego del pagamento da parte dello Stato.
Questo, è uno di quei casi. C’è poi da considerare che il legislatore ha il
potere discrezionale di decidere come distribuire i fondi scarsi, privilegiando
la tenuta complessiva del sistema rispetto al ristoro del singolo, anche se è
magistrato.
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
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