Il primato della Lazio e la "lezione" di Gattuso
Dopo
6 giornate, il primato della Lazio, insieme con l’Inter, in vetta alla
classifica di serie A, sorprende molti, anzi tutti. Non solo perché non è mai
capitato che la squadra biancoceleste fosse prima dopo sei giornate, con 5
vittorie e un pareggio, ma, soprattutto, perché sulla panchina c’è Rino
Gattuso. Infatti, più d’uno, parla, non a caso, di miracolo. I soliti (assai
presunti) maestri di calcio, che spopolano sui giornali e in tv, che sono ad
elogiare, qualsiasi cosa accada, sempre i soliti allenatori - e bisognerebbe
chiedersi pure perché - ora non si spiegano come uno che non ha saputo portare
ai mondiali la Nazionale italiana, possa fare così bene alla Lazio. Già, la
Nazionale. Sono stato forse l’unico, il 2 aprile scorso, con l’articolo “Il
calcio malato che danneggia, soprattutto, la Nazionale” a difendere Rino Gattuso. Più che per difendere, in verità, era per
ricordare, con lealtà ed obiettività, quello che era veramente successo. Rino
Gattuso nella lunga catena di responsabili di quell’insuccesso, era certamente,
con Gigi Buffon, il meno colpevole. Era stato un cireneo, ne era, ovviamente,
consapevole, sapendo, come e più degli altri, i rischi e le difficoltà cui
andava incontro nel prendere l’incarico di Commissario tecnico di una nazionale
messa malissimo. Ciò nonostante ha accettato lo stesso, e ci ha messo tutto il
suo coraggio e tutta la sua grinta, oltre la faccia, naturalmente, per cercare
l’impresa. Per questo andava ringraziato, a prescindere dagli errori che gli si
potevano attribuire nella gara contro la Bosnia. Ma Gattuso, da Ct, bisogna
ammettere, aveva trovato ostacoli dappertutto. Cominciando da coloro che non
gli avevano consentito di fare nemmeno una partita di allenamento o uno stage
prima di quei playoff. E questa era la prima, incredibile vergogna. Rino, con
Gigi Buffon, e immagino qualcun altro dello staff, aveva dovuto preparare le
due partite, contro l’Irlanda del Nord e la Bosnia, di così straordinaria
importanza, al ristorante, girando mezzo mondo per incontrare e parlare con i
singoli giocatori e spiegare loro, a tavolino, i compiti di ognuno. Sembra una fiaba,
una cosa incredibile, assurda, ma è andata proprio così. Mai successo e mai
sarà possibile una cosa del genere. Nonostante questo, Rino Gattuso ha
accettato l’incarico di guidare la Nazionale, pur sapendo, come lo sapevano gli
allenatori che aveva, appositamente, rifiutato l’incarico, che si andava verso
la disfatta, ampiamente e facilmente prevedibile. E si è preso su di sé tutte
le critiche. Poi, con riserbo e discrezione, è uscito dal giro della Nazionale,
peraltro senza che nessuno gli dicesse grazie, e di restare, cominciando dal
presidente Gabriele Gravina. Era, evidentemente, considerato un intruso. E, ora,
negli annali, risulta solo lui il responsabile di quel fallimento. In primavera
ha accettato, tra lo stupore e lo scetticismo generale, la panchina della
Lazio. Nel momento peggiore, nell’annus horribilis,
con i tifosi che per protestare contro il presidente Claudio Lotito hanno
deciso di disertare lo stadio, lasciando soli la squadra e Rino Gattuso. Ieri,
contro il Monza, solo in diecimila, ospiti compresi. Ma Rino non si è perso d’animo
e lottando, ancora una volta, con impegno, serietà e testardaggine, sta ottenendo,
in un contesto a volte surreale, con merito e bravura, risultati straordinari.
Non so quanto potrà durare questo momento magico, mi auguro, per la Lazio e per
l’allenatore, che duri più a lungo possibile. Intanto, però, in attesa che il
conflitto società e tifoseria, trovi una soluzione pacifica, sarebbe bello se i
tifosi, seppure per una sola volta, andassero tutti a riempire l’Olimpico, con
un cartello con su scritto: solo per te, Rino. Sarebbe il regalo più bello che
si potrebbe fare al giovane tecnico. Al di là delle nomee, i tifosi hanno
slanci di sensibilità che sorprendono e sanno nobilitare il gioco del calcio,
che racchiude qualcosa di importante, oltre a quello di tirare quattro calci ad
un pallone.
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
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