Le norme bizzarre arbitrali che, nel calcio, esasperano gli animi e provocano polemiche e contestazioni
Il
gioco del calcio era troppo semplice, e, allora, hanno pensato di partorire
norme e cavilli arbitrali per renderlo complicato, esasperando gli animi e rovinando le
partite. Quello che sto per raccontare è qualcosa di incredibile e sconcertante.
Prendo spunto da quello che è
successo domenica scorsa, a Perugia. Una situazione che può capitare in tutte
le partite e in tutte le categorie. Al “Curi” si giocava Perugia-Vado, la gara
per la nona giornata del campionato di Serie C. Al 5’, Vita, in contropiede, sorprende
i padroni di casa, sbilanciati in attacco, e Papazov, solo, sulla trequarti, non
trova di meglio che atterrare il giocatore della squadra ligure. L’arbitro,
Alessio Vincenzi di Bologna, ferma il gioco, assegna una punizione ed
estrae il cartellino giallo. Sembra tutto regolare e tutto finito, ma Giancarlo
Riolfo, l’allenatore degli ospiti, non è convinto, e gioca la card, imponendo all’arbitro di rivedere
l’episodio al FVS, il supporto tecnologico della serie C. Vincenzi guarda le
immagini, torna in campo e trasforma il giallo in rosso, con conseguente
espulsione del calciatore. Quale delle due decisioni è quella giusta? Una volta
c’era la regola dell’ultimo uomo, ma hanno pensato che fosse troppo semplice e
banale, addirittura obsoleta, meglio cambiarla; ecco, allora, dal Regolamento
arbitrale Uefa, il D.O.G.S.O. Niente di misterioso e allarmante, è solo l’acronimo,
naturalmente in inglese, di “negare un’evidente opportunità di segnare una rete”.
Ma per valutare se c’è stato, e come, il fallo che ha impedito ad un giocatore
di segnare, hanno aggiunto alcuni criteri che l’arbitro deve valutare ed
applicare nel giro di qualche secondo. Per prima cosa la distanza, vuol dire che più l’attaccante è vicino alla porta, più
l’occasione è evidente. La direzione,
se il giocatore si trova in posizione centrale o defilata. La probabilità, non so in cosa consista realmente,
e come faccia l’arbitro a valutarla. Quarta è la posizione e il numero dei difendenti, cioè se c’è, nei paraggi, e
dove esattamente, qualche altro difensore in grado di intervenire. E’ finita?
Assolutamente no. L’arbitro ha un’altra delicata incombenza: deve stabilire, sempre
in quei pochi secondi concessi, se è stato commesso un fallo genuino o un fallo non genuino: vuol dire se il giocatore lo
abbia fatto cercando il pallone, e in questo caso c’è il cartellino giallo
invece del rosso, o se, invece, ostacola l’avversario, disinteressandosi del
pallone, perché in questa eventualità c’è il rosso e l’espulsione. È tutto chiaro?
Per niente. C’è solo da capire, se tutte queste indicazioni bizzarre, forse, con
la buona intenzione di imporre all’arbitro criteri oggettivi, non siano in
grado, invece, nella loro formulazione fantasiosa e generica, di sortire esattamente
l’effetto contrario, lasciando al direttore di gara ampi margini di
soggettività. Con, immancabili, polemiche e contestazioni al seguito.
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
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