Mattarella come Pilato, firma subito la legge elettorale e si lava le mani
Giovedì scorso, è stata approvata, in via definitiva, tra contrasti e
polemiche, la nuova legge elettorale. Giorgia Meloni, che ha condotto i giochi
e ha imposto a tutti i costi queste nuove regole, ha cercato di spiegare che questa
legge serve per garantire la governabilità del Paese. Lo ha detto proprio
mentre festeggiava il record di longevità del suo esecutivo. Le opinioni in evidente
conflitto con i fatti. Tra l’altro, la governabilità non dovrebbe dipendere
dalla legge, dovrebbe dipendere dai voti: più sono numerosi i consensi
elettorali, più consistente, e solida, è la maggioranza che sostiene il
governo. Ma per avere più voti bisognerebbe meritarli. E in Italia, ormai, la
maggioranza degli elettori si rifiuta di votare, per tante ragioni, ma,
soprattutto, perché c’è una sfiducia totale in questa classe politica scadente.
E, allora, visto che non si può arrivare a prendere la metà più uno, i politici
hanno pensato di trovare un’altra la maggioranza, con la nuova legge, al 42%.
Il partito o la coalizione che la raggiunge è come se avesse ottenuto il 55% dei
voti, e prende un premio consistente: 70 deputati e 35 senatori in più. E senza
che questi candidati siano stati votati dagli elettori. D'altronde non importa
se ci sia stata qualche forzatura, l’importante, come dice Donzelli, “è avere
un esecutivo che comanda”. Comanda, non governa Questo di assegnare un numero
così elevato di deputati e di senatori, con il 42%, è uno dei passaggi della
nuova legge elettorale che sembra in contrasto con l’art. 1 della “sovranità
del popolo” della Costituzione. E la sovranità, nel caso in questione,
appartiene a quel 58% che, però, non va alle urne e non esprime alcun voto, ma,
con il premio di maggioranza è come se lo avesse espresso e avesse pure scelto i
70 deputati e 35 senatori, cosa, chiaramente, non vera. Un compromesso, forse
comprensibile e accettabile, poteva essere 25 deputati e 10 senatori in più.
Comunque, la legge è stata subito promulgata dal presidente Sergio Mattarella. Il
presidente della Repubblica, lo ricorda sempre lo stesso Mattarella quando
incontra gli studenti, è il primo guardiano della Costituzione. Questa volta ha
preferito firmare subito per evitare di essere tirato a lungo per la giacca,
tra infinite polemiche. Dal Colle sono arrivati, probabilmente, solo alcuni
“suggerimenti”, come quello di togliere dalla scheda elettorale il nome del
premier, per non interferire con le prerogative del presidente. Ora le opposizioni
si rivolgeranno alla Corte Costituzionale, che non è la “terza camera”, come
l’ha immaginata, questa mattina, su un quotidiano, l’azzeccagarbugli di
giornata, perché non si sostituisce al Parlamento, controlla solo che le leggi,
come farà in questo caso, non siano in contrasto con la Costituzione. Altro
punto assai controverso della legge è il numero di firme necessarie per
presentare un nuovo partito che non abbia già rappresentanza in Parlamento.
Sale da 1.500 a 6.000 firme per collegio, significa 225.000 per metà dei
collegi e 450.000 firme per presentare candidati in tutti i collegi. Una
enormità. La Costituzione, a questo proposito, all’art.49, dice:” Tutti i
cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti…”. 1500 firme,
infatti, rappresentavano quel principio di ragionevolezza e proporzionalità, peraltro
condiviso dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale. Ora, però, l’obbligo
è stato fatto salire in maniera così esagerata, che, di fatto, riduce, se non
addirittura rende irrealizzabile, quel diritto di associarsi e di partecipare
alla vita democratica, previsto dalla Costituzione. Un macroscopico, evidente vulnus costituzionale sfuggito alla vigilanza di Sergio
Mattarella.
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
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