Il capolavoro di Matteo Salvini e il futuro, incerto e al contrario, di Roberto Vannacci

 

Non è una sorpresa quello che ha fatto Matteo Salvini: di autogol è piena la sua attività politica. Spesso è stato un disastro: da quando ha mandato in frantumi il governo con Conte per andare alle elezioni ed avere i “pieni poteri”, che, peraltro, già aveva, alla “scoperta” di Roberto Vannacci, prima come eurodeputato e poi come vice segretario della Lega. È stato un inganno - si giustifica lui -  da un uomo in divisa, non mi sarei mai aspettato un così clamoroso tradimento. Chiuso, non ne parliamo più. E, invece, no, bisogna purtroppo parlarne, perché non si sa cosa potrà succedere nell’immediato e alle urne, nelle elezioni politiche del 2027, con il suo nuovo partito, Futuro nazionale. Non so se potrà provocare seri danni al centrodestra e favorire, più o meno inconsapevolmente, il campo largo della sinistra. Oppure il tempo delle elezioni è troppo lungo per mantenere il generale ancora sulla cresta dell’onda. Salvini ha la colpa di non aver capito per tempo che il generale non è un tipo abituato a stare in un contesto in cui non conta niente, non solo, era mal visto dai maggiorenti della Lega, nonostante alle europee del 2024, sulle ali del successo del libro “Il mondo alla rovescia”, avesse raccolto 555.980 voti.  Era abbastanza evidente che si trattasse di un corpo estraneo, e, prima o poi, avrebbe lasciato i leghisti e, con loro, il taxi che lo aveva portato a Strasburgo. A posteriore potrebbe sembrare una decisione sbagliata di Salvini anche quella di averlo fatto nominare suo vice all’interno della Lega. E, invece, forse, non era una decisione del tutto sbagliata quella di Salvini: avendo intuito, o saputo, che voleva fare un nuovo partito l’unico modo per dissuaderlo era di farlo diventare protagonista all’interno del partito, “legarlo” al Carroccio, e così ha pensato di inserirlo nella segreteria. Una mossa logica e astuta, forse pure disperata, anche se non è servita a nulla, come si è visto. Ed ora che ne sarà del generale nelle acque torbide e tempestose della politica? Sarà alla rovescia come il suo mondo, i suoi, per ora solo tre fedelissimi, lo hanno già dimostrato, nell’approvazione alla Camera dell’ennesimo invio di armi all’Ucraina. I vannacciani (si chiamano così i suoi adepti) si sono detti contrari all’invio di armi e, quindi, come (a)logica conseguenza hanno votato la fiducia al governo che ha voluto quell’invio di armi. È tutto alla rovescia? Certo, ma è così e sarà sempre così: un partito che sta con questa maggioranza, ma pensa e fa quello che gli pare, anche come quelli dell’opposizione. E più non dimandare, direbbe Dante. I sondaggisti, intanto, si sono scatenati per immaginare il futuro politico: c’è chi gli dà l’1,5% e qualcuno che arriva, addirittura, fino al 3,5%. La differenza aritmetica è solo del 2%, ma dal punto di vista politico la differenza è enorme perché vorrebbe dire superare il quorum e quindi trovare ulteriore rappresentanza nel futuro Parlamento e al contempo, come dicevo prima, diventare l’ago della bilancia in un confronto all’ultimo voto con la sinistra. Ho pensato, all’inizio, che tra il 52% degli elettori che ormai non vanno più a votare, avrebbe potuto trovato, pure facilmente, un numero di voti tali da superare lo sbarramento, ma con il passare dei giorni, mi sembra che le cose si stiano ingarbugliando. Al di là di qualche problema sul simbolo: Futuro nazionale pare sia stato già registrato, c’è qualche partito che non lo vorrebbe al fianco, nella maggioranza, ma poi ci sono altre insidie sul cammino politico del generale, rappresentate, paradossalmente, dai tanti che vorrebbero salire a bordo del canotto di Vannacci. Sono personaggi, parlamentari e non, fuori dalle dinamiche politiche per un’infinità di ragioni, che non hanno nulla da perdere ed ora vorrebbero rilanciarsi con Vannacci. Se ciò dovesse accadere le chance del generale si ridurrebbero ai minimi termini, perché il riciclaggio porterebbe a conseguenze gravi, in particolare a snaturare il partito, il programma e il progetto unico ed ambizioso della destra dura e pura. Porterebbe il partito, così inquinato, uguale agli altri. L’imbarcazione, in questo caso, non farebbe in tempo nemmeno a prendere il largo, andrebbe subito a fondo.   

Fortunato Vinci – www.lidealiberale.comAgenzia Stampa Italia


Commenti

  1. Sarà una barca che la Meloni vorrà tenere al di fuori dei confini territoriali

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  2. La questione Vannacci va vista non solo in Parlamento, ma anche nel Paese.

    Mi sembra che l’onda delle ultradestre in Europa sia ancora lunga e in continua crescita. Il sentire di molti, in particolare dei più giovani, è per il contrasto all’immigrazione con ogni mezzo, accarezza simpatie fasciste e naziste e preferisce il decisionismo dei regimi autocratici alle inconcludenze delle democrazie liberali. In questo scenario, è difficile fare previsioni sui voti di Vannacci, che incarna appieno queste pulsioni. In ogni caso, sarebbe meglio non sottovalutarle.

    Perché anche nel nostro Paese c'è tanta gente che si sente dimenticata, esclusa dal contesto sociale e che ritiene che la colpa sia degli immigrati e dell'inconcludenza politica. Tanta gente che ha perso fiducia nella democrazia e che preferirebbe un uomo forte. La domanda è se vedono Vannacci quando sono presi dallo sconforto delle loro esistenze?
    FF

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