I giudici, unico e ultimo baluardo nelle democrazie
Mentre
qui da noi, in Italia, infuria, violenta e senza esclusione di colpi, la guerra
tra politica e magistratura sul referendum per la conferma o meno della legge
di riforma della giustizia, che, come è ormai arcinoto, si terrà il 22 e il 23
marzo, arrivano da lontano, dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti, due notizie,
di straordinaria importanza, su cui bisognerebbe riflettere seriamente. La prima è giunta da Londra, dove i magistrati
stanno indagando su le (presunte) malefatte di Andrea Mountbatten-Windsor,
travolto dal caso Epstein, per rivelazione di notizie riservate, e giovedì
scorso lo hanno pure fatto arrestare, seppure per qualche ora. Non si tratta di
uno qualsiasi, ma del fratello del re Carlo III, il quale, saputa la notizia,
ha reagito così: “L’indagine faccia il suo corso”. Sconvolgente. Riuscite a
immaginare cosa sarebbe successo se fosse accaduto in Italia? Non dico la
sorella della Meloni, ma un qualsiasi familiare, parente o sodale dell’esercito
di feudatari che detengono, con straripante arroganza, il potere politico. Pensate
quanto sarebbe stato incontenibile lo scandalo e l’indignazione di tutti i
pennivendoli mobilitati e scatenati contro i giudici. La seconda notizia è
arrivata da Washington ed è ancora più importante: la Corte suprema, a maggioranza,
ha bocciato i dazi decisi dal presidente Donald Trump, che aveva detto “l’unico
limite al mio potere è la mia moralità”; e, invece, c’è un organo, formato da
giudici, che gli ha imposto un altro limite: quello della legge, cosa che ha
provocato la furiosa reazione del presidente. Sono due vicende completamente
diverse, come si vede, ma che hanno in comune qualcosa di straordinariamente
importante, fondamentale per la vita democratica, dimostrano che, in
democrazia, nessuno deve avere il potere assoluto, ma deve necessariamente esserci
l’equilibrio dei poteri, senza il quale non può esistere la democrazia. Quando
Carlo Nordio, il nostro ministro della giustizia, si chiede chi controlla la
magistratura, pone una domanda di una gravità sconcertante, di cui,
probabilmente, non si è reso nemmeno conto: non solo perché dimostra di
ignorare l’art. 104 della Costituisce che dice: “La magistratura costituisce un
ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”, ma che quel potere, posto
a garanzia dell’indipendenza dei giudici, a lui, e al governo cui appartiene,
non va bene. Ed è cosa di una gravità inaudita. Se, poi, tra i magistrati ci
sia qualcuno che dimostra di non svolgere correttamente quel ruolo e di non
meritare di appartenere a quell’ordine bisogna naturalmente intervenire, ma sono
solo eccezioni e, comunque, sono questioni completamente diverse, che non vanno
confuse, come, scorrettamente, si sta cercando di fare.
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
Bravissimo! Complimenti per la chiarezza e la forza degli argomenti.
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