Le paure e le imbarazzanti analogie che arrivano dal voto in Sassonia- Anhalt che riguardano la Germania e pure l'Italia

 

Mara Gergolet, sul Corriere della Sera di oggi, ha fatto l’analisi del voto e della vittoria dell’AfD in Sassonia-Anhalt. Un partito di estrema destra, che dal piccolo Land luterano vuole proiettarsi in tutta la Germania. Almeno ufficialmente, non vuole riabilitare il nazismo, ma vuole svuotarlo nei fatti, nei ricordi e nella memoria come un periodo sì di atrocità, ma che deve essere inserito tra le altre barbarie avvenute nei secoli in Germania, e non solo. Il leader che ha portato l’AfD al successo è stato Ulrich Siegmund, un homo novus dice la Gergolet “un politico di ultima generazione, metà influencer di Tik Tok metà tribuno, con il talento empatico di chi sa connettersi con le masse e con le persone. Ma ha vinto anche con una mobilitazione (“Vision 2026”) creando quadri e battendo il terreno palmo a palmo, quel terreno che, come dice lo scrittore Ingo Schulze, agli altri non importava di contendere”. Quante cose in comune con l’Italia. La disaffezione degli elettori nel nostro Paese, che raggiunge e supera ormai il 50% dei non votanti, è dovuta, in larga parte, almeno come concausa, a questa lontananza della politica dagli elettori. Una volta c’erano le sezioni dei partiti, sparse in ogni angolo del Paese, dove si giocava a briscola e tresette per socializzare, ma ci si riuniva e si parlava anche di politica, dove i candidati, periodicamente, andavano a socializzare, anche loro con gli elettori, a seguire le vicissitudini paesane di ogni collegio per stare vicino ai cittadini, che dovevano poi scegliere per chi votare, perché la legge elettorale prevedeva le preferenze. Esattamente l’opposto di quello che succede oggi. I candidati al Parlamento  li sceglie e li nomina il segretario del partito e, senza preferenze, chi vuole può votare solo il partito, il resto è stato già definito dai segretari nazionali di ogni singolo partito.  Una vergogna, naturalmente; che è, tra l’altro, palesemente in contrasto con quel che dice la Costituzione a proposito del “popolo sovrano”. Ma c’è un’altra situazione analoga a ciò che si è verificato anche in Italia, a proposito della vittoria, quattro anni fa, di Giorgia Meloni, con FdI, passata dal 4% al 26%. Tante volte ho scritto che una delle cause era da ricercare negli elettori delusi, sconfortati, demoralizzati dei precedenti governi che, in massa, hanno deciso: proviamo con questa, e arrivò il governo Meloni. In Sassonia-Anhalt è successo qualcosa di simile, come riporta sempre il Corriere. Agli elettori hanno chiesto perché hanno votato così, e la risposta, disarmante, è stata questa: “Qui dalla riunificazione abbiamo provato di tutto, non ha funzionato nulla, facciamo provare loro”. E l’AfD è arrivata al 44%. Pazienza se è inconfondibilmente razzista, con pulsioni xenofobe e antidemocratico. E il pensiero torna da noi, al consenso - finora, però, solo nei sondaggi -  di Roberto Vannacci e del suo partito, Futuro Nazionale. Se il successo avesse origine proprio da questa apparente, semplice e ingenua riflessione: visti i politici deludenti che occupano i palazzi istituzionali, perché non proviamo con questo generale? Ma queste scelte "disperate" servono a qualcuno, in Italia e in Europa, a prevenire derive antidemocratiche di questo genere?    

Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com – Agenzia Stampa Italia


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