Il guinzaglio a Trump e i problemi di casa nostra, con i risparmi, in manovra, senza vergogna, sulle fasce più deboli
“Se
ci fosse stato il mio nome sulla scheda ci sarebbe stata una vittoria
schiacciante”. Così ha detto Donald Trump subito dopo l’esito del voto nelle
elezioni di midterm. Non c’era il nome, ma c’erano, presenti e ingombranti, in
ogni elettore americano, l’arroganza e le prepotenze mostrate dal presidente in
questi due anni. Infatti, si è trattato di un vero e proprio referendum sulla sua
politica sconcertante, che sta sconvolgendo e rovinando mezzo mondo. D’ora in
poi, con la conquista della maggioranza dei Democratici, sia alla Camera che al
Senato, si è messo un robusto guinzaglio a Trump e un limite alle sue irresponsabili
scorribande. Intanto, da noi, avvengono, con la manovra di Bilancio all’esame
del Parlamento, tante indecenze, come gli incredibili risparmi sulla scuola e
sulle pensioni. C’è un risparmio di 14,2 miliardi di euro, in dieci anni, per
le mancate rivalutazioni delle pensioni. Forse perché sanno che non possono
scendere in piazza, perché molti sono in carrozzella, e tanti altri con i
bastoni, ma solo per camminare, e non possono sfasciare le vetrine e nemmeno
menare ai poliziotti. I pensionati sono i più fragili e si possono colpire e
umiliare senza rischi, su di loro si può risparmiare. Gli unici, i soli che non
protestano, zittiti dall’età e dagli acciacchi. Molti, in verità, fanno lo
sciopero della fame, ma non per contestare, è loro imposto dalle situazioni
contingenti: la colazione e i due pasti giornalieri non se li possono più
permettere con le bollette alle stelle, l’inflazione che galoppa e con i beni
di prima necessità, quelli messi nel carrello della spesa, diventati preziosi
beni di lusso. In questo quadro desolante, la cosa peggiore, e più disonorevole,
che un governo possa fare è quella di modificare drasticamente, per
risparmiare, il criterio di rivalutazione dell’assegno pensionistico. E lo
hanno fatto così, con nonchalance, senza nemmeno vergognarsi. Dal prossimo
anno, infatti, il sistema previdenziale tornerà al meccanismo di indicizzazione
analogo a quello applicato nel 2023, il quale riconosce una rivalutazione piena
soltanto alle pensioni di importo più basso e riduce progressivamente la
percentuale per quelle più elevate, e, comunque, fino a quelle quattro volte il
trattamento minimo Inps (611,85 euro) quindi 2.447,40 euro. Per fare un
esempio, un pensionato con un assegno di 3.500 euro lordi, perderà 550 euro
l’anno. Hanno fatto il contrario di Robin Hood, che rubava ai ricchi per darli
ai poveri. Giorgia Meloni, e il suo governo, è riuscita nell’impresa di fare
esattamente l’opposto: di risparmiare sulle rivalutazioni dell’assegno
miserabile dei pensionati per darli ai professionisti e alle partite Iva, ai
quali, con un reddito di 100 mila euro, fa pagare di Irpef, la flat tax, cioè
solo il 15%.
Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com
– Agenzia Stampa Italia
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