In quell'abbandono sanitario calabrese nascono nuove speranze anticovid, ma l'Aifa non autorizza la sperimentazione. Incredibile

 Dalla ricerca sul campo, senza risorse, con straordinario impegno e serietà, in “silenzio e umiltà”, in Calabria, in quel deserto sanitario conseguenza di dieci anni di commissariamento, a sorpresa, è nata una nuova straordinaria tecnica per combattere il Covid-19. La stanno portando avanti, nell’Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, il primario di oncologia, Pierpaolo Correale, il primario di terapia intensiva Sebastiano Macheda, in collaborazione con il dottor Michail Sitkovsky della Northeastern University di Boston. Si tratta di utilizzare l’adenosina, una proteina che è in grado di spegnere l’infiammazione nei polmoni provocata dal Covid-19 e di innescare i processi di riparazione dei danni subiti dai tessuti.  Invece che la somministrazione via endovena, da una geniale intuizione del dott. Macheda, è stato utilizzato, una via innovativa, l’aerosol, evitando così eventuali effetti collaterali, e riuscendo ad arrivare ad una completa guarigione, come è già avvenuto, di 12 su 14 pazienti che all’ospedale di Reggio erano in terapia intensiva. Il dott. Correale spiega così la metodologia. “L’adenosina, attraverso dei ricettori, ha la capacità di fermare completamente l’infiammazione, mettendo a riposo i tessuti e avviando il processo di riparazione dei medesimi. Allo stesso tempo funziona da sentinella d’allarme del processo immunitario, attirando la sua attenzione – se così si può dire – e innescando la sua attività. L’adenosina è un farmaco antiaritmico ma con una forte azione antinfiammatoria, viene somministrato ai pazienti affetti da Covid-19 attraverso una via innovativa: per via inalatoria attraverso nebulizzazione, l’aerosol che tutti conosciamo. L’adenosina, peraltro, costa pochissimo, solo 70 euro e riduce i tempi di ricovero da 15 giorni a 5-6 giorni”. Poi c’è la questione più delicata: ci possono essere controindicazioni? “Assolutamente no. L’adenosina è molecola endogena, un antinfiammatorio prodotto dal nostro stesso organismo, che è in grado di spegnere l’infiammazione da Covid-19 e indurre i necessari processi di riparazione dei tessuti danneggiati”. Potrebbe essere una terapia aggiuntiva rispetto al vaccino, che va somministrato a tutti per arginare la pandemia e la diffusione del contagio, l’adenosina serve, invece, per curare i malati. Due armi complementari che però, questa è la sorpresa sconcertante, l’Aifa, l’agenzia del farmaco italiana, non ne ha autorizzato la sperimentazione: “In considerazione - questa la motivazione - di un rapporto rischio/beneficio non definibile, si ritiene che a fronte dell’attuale disponibilità di alcune opzioni terapeutiche di provata efficacia lo studio proposto non possa essere autorizzato”. Visto le stragi che il Covid-19 sta provocando in tutto il mondo, non sapevo che ci fossero già “alcune opzioni terapeutiche di provata efficacia”.  

          Fortunato Vinciwww.lidealiberale.com – Agenzia Stampa Italia       

Commenti

  1. Caro Fortunato, non si capisce perché il rapporto rischi/benefici della terapia, non ben definibile allo stato, non sia degno di essere studiato e approfondito. Mi sfuggono le motivazioni tecnico-scientifiche alla base della non autorizzazione per la sperimentazione. Questo aspetto andrebbe approfondito. Con gratitudine, Pietro

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